il piano di classifica



 
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1. INTRODUZIONE
Da sempre la disponibilità di risorse idriche e la loro gestione, sia in termini di sicurezza idraulica che di possibilità di irrigazione, ha determinato il successo o l’insuccesso delle attività agricole in un determinato comprensorio. E’ indubbio, infatti, come tutte le fasi della filiera agroalimentare siano necessariamente correlate alla sicurezza idraulica e idrogeologica del territorio ed alla disponibilità del bene acqua. Non a caso, il Medici stesso individuava nella Bonifica e nelle possibilità di irrigazione le basi territoriali della programmazione economica.
Per tale motivo nei nostri territori, caratterizzati da ambienti particolarmente esposti ad una dinamica idrogeologica intensa e tale da compromettere spesso lo stesso assetto insediativo, ogni tipologia di intervento a favore dell’agricoltura e delle connesse attività di filiera, deve basarsi sull’efficienza delle strutture per il controllo delle acque in eccesso e per una regolazione dei flussi che sopperisca alla irregolare distribuzione delle precipitazioni atmosferiche.
Questi erano anche gli originari scopi fondamento della legge della Bonifica Integrale che il Serpieri poneva alla base della bonifica stessa. Tali obiettivi, non sempre sono stati perseguiti con completezza nei decenni successivi, tanto che sovente sono stati messe in atto azioni ed interventi non sempre in linea con la corretta gestione delle risorse, andando ad alterare l’equilibrato rapporto che deve intercorrere tra agricoltura e territorio.
In questo contesto è maturato il concetto che la bonifica non deve essere circoscritta al solo prosciugamento delle acque in eccesso per un uso efficiente del territorio, ma deve ricomprendere ogni azione funzionale allo sviluppo socio-economico del territorio interessato. Da tale concetto deriva appunto il termine “bonifica”, inteso nel senso latino del “bonum facere”, che, pertanto, ha assunto nel tempo una significato sempre più olistico, intendendo con esso una serie di azioni ed interventi su larga scala tesi alla manutenzione del territorio ed alla gestione delle risorse idriche.
A tali considerazioni deve essere aggiunto il fatto che le diverse zone altimetriche della montagna, della collina e della pianura appaiono profondamente interconnesse tra loro ove vengano prese in esame le tematiche inerenti l’uso dell’acqua e la difesa della potenzialità distruttiva che tale elemento può assumere. Risulta quindi evidente che ogni azione intrapresa a monte dei diversi bacini finisce per esercitare effetti anche nei territori a valle. Per tale motivo l’intervento della bonifica integrale e l’azione dei Consorzi assumono una valenza più ampia non limitata esclusivamente alle aree dove risultano maggiormente concentrate le reti di canali di allontanamento delle acque, ma estendendosi anche nella parte alta dell’intero bacino interessato.
Ad ogni modo risulta evidente il ruolo svolto dal settore primario, quale interlocutore principale della bonifica integrale sia in termini di fautore della stessa sia in termini di beneficiario insieme alle aree urbane degli effetti che da essa scaturiscono.
Infatti, recentemente è stato ampiamente rivalutato, sia a livello a comunitario che nazionale e locale, il ruolo centrale del settore agricolo in qualità di attore primario nell’azione di presidio del territorio ai fini della conservazione attiva e dinamica del suolo. Questo a compensare parzialmente le modifiche introdotte nei preesistenti equilibri idrologici e degli ecosistemi, dallo sviluppo dei settori civile, industriale e dello stesso terziario.
In tale contesto i settori agricolo e forestale si collocano come cerniera tra le caratteristiche fisiche del suolo e gli usi richiesti dall’insediamento generale, in quanto consentono la conservazione attiva e dinamica del suolo stesso, contrariamente agli altri settori che spezzano gli equilibri idrogeologici ed alterano gli ecosistemi.
E’ per tale motivo che la redazione del piano di classifica del Consorzio non può prescindere dall’analisi territoriale del comprensorio su cui esso insiste, delle sue dinamiche demografiche e dell’analisi della struttura del settore agricolo quale interlocutore delle azioni antropiche in atto sul territorio oggetto della bonifica.
Il presente volume, pertanto, partendo dall’analisi del ruolo del Consorzio nella Bonifica integrale e del suo potere impositivo, andrà a individuare le motivazioni che hanno spinto il Consorzio alla revisione del precedente Piano ed alla esplicitazione dei criteri che stanno alla base della redazione del presente, che deve essere inteso come un adeguamento del precedente piano alla recente legge regionale n.33 del 2001.

2. IL RUOLO DEL CONSORZIO ED IL PIANO DI CLASSIFICA
E’ noto come la bonifica integrale, pensata ed attuata per scopi preminentemente agricoli in un contesto storico sociale ben definito, ha visto nel corso del tempo, anche in funzione dei profondi mutamenti socio economici e di destinazione d’uso che i territori sui quali è stata applicata hanno subito, ampliare il campo degli effetti esercitati anche all’ambito extragricolo.
Gli effetti delle trasformazioni in atto nell’uso del territorio hanno condotto ad un radicale mutamento del regime idraulico dello stesso, tanto che il Consorzio si trova oggi ad affrontare, con la gestione e manutenzione delle proprie opere, un compito prioritario in termini di salvaguardia del territorio stesso, ai fini della conservazione dell’assetto attuale.
E’ evidente come il mutato assetto del regime fondiario e di destinazione d’uso del territorio, abbia comportato nuovi impegni da parte del Consorzio, al fine di rispondere alle nuove esigenze nell’utenza consortile.
Infatti, i benefici che attualmente l’utenza consortile ricava dall’attività di esercizio e manutenzione delle opere non corrispondono più agli incrementi di valore conseguenti alla realizzazione delle opere (peraltro negli ultimi quarant’anni realizzate a totale carico dello Stato o della Regione), ma alla salvaguardia del valore già conseguito.
Perciò al mutato contesto, il Consorzio risponde attraverso la sua attività di programmazione, progettazione e gestione delle opere di bonifica, cui consegue la necessità di disporre di fondi per il funzionamento dell’Ente.
A tali finanziamenti il Consorzio provvede attraverso l’imposizione di contributi consortili ai sensi, prima dell’art.7 della L.R. n.22/95, ora dell’art. 9 della legge regionale 33 del 2001, in base ai contenuti del Piano di Classifica che, analizzando i differenziali di beneficio dei singoli beni fondiari conseguenti la presenza delle opere di bonifica integrale, ne ripartisce il relativo contributo fra tutti i proprietari ricadenti nel comprensorio di bonifica.
Le leggi regionali confermano i fondamentali principi generali contenuti già nel R.D. n. 215 del 1933, legge fondamentale sulla bonifica: “Sono obbligati al pagamento del contributo consortile i proprietari di immobili agricoli ed extragricoli siti nel comprensorio di contribuenza che godono di un beneficio specifico derivante dalle opere di bonifica gestite dal Consorzio” (cfr. comma 1, art. 9 L.R. 33/2001).

Principi generali, recepiti e confermati dalla giurisprudenza con un consolidato orientamento anche della Suprema Corte di Cassazione, per tutte la sentenza n. 08960 del 14 ottobre 1996 (SS.UU.) che, a proposito della legittimità dell’imposizione contributiva dei Consorzi, ha ribadito che:
- la natura agricola ed extragricola degli immobili è ininfluente ai fini della legittimità del contributo di bonifica, in quanto l’attività di bonifica non va intesa come inerente soltanto la valorizzazione agricola dei suoli, ma come attività inerente il complessivo assetto del territorio;
- la legittimità dell’imposizione è subordinata alla sussistenza del beneficio, il quale non discende dalla pura e semplice inclusione dell’immobile nel comprensorio, bensì dal vantaggio concreto che l’immobile trae dalla realizzazione delle opere di bonifica e dalla loro manutenzione.
Allo stesso principio soggiacciono gli immobili urbani secondo quanto affermato dall’art.9, 5° comma della L.R. 33/2001. La disposizione, infatti, chiama a contribuire anche i proprietari di immobili urbani pur collegati al servizio di pubblica fognatura, che utilizzano i canali consortili come recapito di scarichi, anche se depurati e provenienti da insediamenti di qualsiasi natura.
Infatti, i contributi consortili imposti a carico dei proprietari degli immobili urbani sono dovuti per la difesa idraulica e per il conseguente beneficio che gli immobili ricevono dall’attività svolta dal Consorzio. Tale contributo ha natura distinta ed aggiuntiva rispetto al contributo per la fognatura e depurazione in quanto è previsto espressamente il pagamento anche se gli scarichi sono stati già depurati.
Sulla base di quanto esposto, risulta evidente il ruolo che il Piano di Classifica assume nell’individuare il riparto degli oneri di contribuzione, determinati in funzione dell’effettivo beneficio che i singoli beni fondiari ricevono dall’azione del Consorzio.
In pratica, il Piano diventa lo strumento discriminante che evidenzia le differenze degli effetti dei benefici che ciascun immobile agricolo od extragricolo riceve dalla presenza delle opere di bonifica. Fase di importanza cruciale nella stesura del Piano di classifica è proprio rappresentata dalla determinazione degli indici sintetici che quantificano il beneficio ritratto dagli immobili.
Il precedente piano di classifica, redatto con la consulenza del prof. Giovanni Milano, è stato approvato con delibera consortile n. 114 del 28 febbraio 1994 e reso esecutivo, dopo la regolare pubblicazione presso tutti i Comuni del comprensorio, con deliberazione consortile n. 100 del 16 febbraio 1995.
L’atto di approvazione del precedente Piano di Classifica ha segnato un svolta determinante in quanto si è passati da una tipologia di contribuenza in funzione del reddito catastale e della superficie dei singoli fondi, alla contribuenza determinata sulla base di una serie di indici impiegati per determinare l’oggettivo beneficio che ogni singolo immobile riceve dalla presenza delle opere di bonifica. Inoltre, per quanto riguarda la contribuenza extragricola, si è passati da un limitata area di applicazione, la fascia litoranea metapontina con un contributo determinato in base ad una aliquota fissa moltiplicata per la rendita catastale, all’imposizione del contributo a tutti gli immobili extragricoli che risentono dei benefici delle opere, determinato anche in questo caso sulla base di indici di beneficio oggettivamente calcolati.
La determinazione degli indici di beneficio ha riguardato in particolare quella parte di territorio consortile, pari a circa 50.000 ettari, e coincidente, in generale, con l’area irrigua del metapontino e delle valli fluviali, direttamente interessata dai meccanismi idraulici dei canali e dei corsi d’acqua sistemati e oggetto dell’attività di esercizio e manutenzione del Consorzio.
In questo comprensorio “idraulico” si sviluppa, come sarà descritto più avanti, una rete di canali di varie dimensioni e tipologie per complessivi 1.200.000 metri lineari, con una densità media pari a 24 metri lineari per ettaro.

Nel territorio così delimitato, e sua volta suddiviso in aree omogenee di diversa “intensità idraulica”, il beneficio è generale e non certamente generico, infatti la rete dei canali è componente fondamentale del suo generale assetto, cioè del suo complessivo funzionamento, in quanto territorio destinato sia ad usi produttivi che civili.
Il risultato finale della determinazione degli indici di beneficio degli immobili scaturiti dall’applicazione del Piano di classifica è quello della predisposizione del Piano annuale di riparto della contribuenza sulla base di un indice di contribuenza per ciascun immobile che viene determinato ai sensi del comma 2 dell’art. 9 della l.r. 33/2001.
Per questo scopo, nella determinazione dei relativi indici di contribuenza, viene fatto espressamente riferimento ai settori di attività prevalente del Consorzio ed ai relativi costi: gestione e manutenzione delle opere idrauliche e delle opere irrigue distinguendo, pertanto, un indice di contribuenza idraulico da un indice di contribuenza irriguo.
La costruzione del Piano di Classifica, in linea con le impostazioni generalmente utilizzate in tutte le realtà consortili, è risultata finalizzata ad una serie di obiettivi e principi che si indicano di seguito:
- costruire degli indici che conferiscono al Piano caratteristiche di oggettività nella quantificazione dei benefici per ogni immobile e nella determinazione dei relativi singoli contributi;
- evitare effetti sperequativi fra i contribuenti;
- considerare non solo i benefici ritratti dagli immobili agricoli ma anche dagli immobili extragricoli;
- commisurare i contributi agli effettivi benefici ritratti;
- facilitare l’aggiornamento del riparto dei contributi per ogni variazione che si possa verificare nel tempo in termini di variazione dei benefici per una determinata area.
Infine, la fase di adeguamento del piano di classifica alla legge 33/2001 prevede che ogni Consorzio si adoperi per il censimento degli scarichi dei centri abitati nei canali consortili e alla stipula dei relativi atti di concessione con individuazione dei canoni da utilizzarsi a riduzione della contribuenza delle aree ove insistono gli insediamenti da cui provengono gli scarichi. Tale ulteriore introito per il Consorzio contribuirebbe a mitigare la contribuenza extragricola nelle aree interessate, infatti secondo quanto reca il comma 8 dell’art. 9 della l.r. 33/2001 tale flusso finanziario deve essere utilizzato a riduzione delle spese consortili addebitabili agli immobili ove insistono gli insediamenti da cui provengono gli scarichi.
A tal proposito, ci preme evidenziare come, tale riduzione però, non influisce sulla determinazione degli indici di beneficio idraulico, in quanto trattasi di una riduzione di contributo a carico di una parte dei contribuenti ed indipendente dal reale beneficio acquisito dagli immobili a seguito della presenza delle opere idrauliche.
Infatti, il Piano di Classifica individua esclusivamente i differenziali di beneficio effettivamente ricevuti dai diversi immobili.
Per tale motivo, le riduzioni dell’importo dei contributi non potranno che essere successive alla stipula delle relative convenzioni con le Amministrazioni interessate, e solo a favore dei contributi da riscuotere dai singoli beneficiari (i proprietari degli immobili), non avendo nessuna influenza sull’entità dell’indice di beneficio che l’immobile riceve dalla presenza delle opere idrauliche.

A dieci anni dalla approvazione del precedente Piano di Classifica è possibile trarre un giudizio nettamente positivo circa la sua adozione, ad eccezione per alcune situazioni puntuali che si sono mostrate di più delicata attuazione, strettamente correlati ai fattori messi in evidenza nelle considerazioni effettuate in precedenza e che ne hanno giustificato il presente aggiornamento ed adeguamento alla legge regionale 33/2001.
Prima di affrontare la descrizione puntuale dei criteri alla base del calcolo degli indici sintetici per il riparto della contribuenza, si illustreranno gli aspetti amministrativi e socioeconomici del comprensorio del Consorzio, nonché si descriveranno puntualmente le opere di bonifica eseguite e quelle in programma.

3. IL COPRENSORIO DEL CONSORZIO DI BRADANO E METAPONTO MATERA

3.1 Inquadramento territoriale

Il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto Matera deriva dalla fusione (D.P.R. 12933/C/1966) di due Consorzi: quello di Metaponto (costituito con R.D. 16.7.1925), che nel 1966, anno di istituzione, contava 122.016 ettari, e quello della Media Valle del Bradano (costituito con R.D. 6493 del 27.4.1931) dell'estensione, sempre al 1966, di ha 137.377. Con il D.P.G.R. n. 834 del 24.9.93, alla superficie consortile vengono aggiunti altri 48.388. Successivamente il D.P.G.R. 685/97 ridefinisce il territorio del Consorzio trasferendo 26.802 ettari di superficie, ricadente in Provincia di Potenza, al Consorzio del Vulture Alto Bradano.
Attualmente, in seguito alla emanazione della L. R. n. 33/2001 i Comuni gestiti sono diventati 31, in pratica tutta la provincia di Matera.

I Comuni ricadenti nel territorio delimitato dal Consorzio sono: Accettura, Aliano, Bernalda, Calciano, Cirigliano, Colobraro, Craco Ferrandina, Garaguso, Gorgoglione, Grassano, Grottole, Irsina, Matera, Miglionico, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Nova Siri, Oliveto Lucano, Pisticci, Policoro, Pomarico, Rotondella, Salandra, San Giorgio Lucano, San Mauro Forte, Scanzano Jonico, Stigliano, Tricarico, Tursi e Valsinni.
Pertanto, la superficie territoriale del comprensorio del Consorzio coincide con quella dell’intera provincia di Matera ed è pari a 344.678.

Il Comprensorio ricade nei bacini dei fiumi Bradano, Basento, Cavone, Agri e Sinni, interessando le Comunità Montane “Basso Sinni”, “Collina materana”, e “Medio Basento”.
I vincoli principali e di area vasta esistenti sul territorio del Consorzio sono quello idrogeologico, interessante soprattutto le aree interne e collinari, e quello paesaggistico interessante l’intera area dei Comuni metapontini, l’area della Murgia materana e quella di Timmari-S.Giuliano nei Comuni di Matera, Miglionico e Grottole. Il vincolo archeologico insiste su particolari aree del Metapontino.
A livello di pianificazione territoriale e urbanistica, assume particolare rilievo il piano paesistico del Metapontino e i piani urbanistici produttivi e di insediamenti turistici dei Comuni metapontini.
Tutti i Comuni del comprensorio sono dotati di Piano Regolatore Generale o di Piano di Fabbricazione.

4. INQUADRAMENTO SOCIOECONOMICO

4.1 La popolazione
Il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto si estende su una superficie complessiva di 3.446 Kmq e presenta una densità abitativa di 56,4 abitanti per Kmq in linea con quella regionale (59,8 abitanti per Kmq), sebbene tale dato risulti inferiore a quello nazionale.

L’analisi disaggregata a livello comunale delinea una situazione caratterizzata da una forte disomogeneità della distribuzione territoriale della popolazione. A fronte di comuni a densità di popolazione bassissima come Oliveto Lucano (2,8 Ab/Kmq), Craco (10,4 Ab/Kmq) e Aliano (13,4 Ab/Kmq), sono presenti nel territorio comprensoriale altri Comuni a elevata densità abitativa con trend demografici nettamente in crescita come ad esempio si verifica per i comuni di Matera, Nova Siri e Policoro. Quest’ultimo, nello specifico, evidenzia un ragguardevole incremento della densità abitativa, che negli ultimi 50 anni è passata da 12,8 a 224,3 Ab/Kmq. Tale fenomeno è da attribuire, probabilmente, oltre che alla riforma fondiaria, anche alla favorevole posizione geografica e all’esistenza di una efficiente rete viaria che ha consentito di innalzare il grado di attività in termini di insediamenti produttivi ed abitativi.
Per quanto concerne il trend evolutivo della popolazione consortile si evidenzia una tendenza diversa a quella verificatasi in gran parte delle regioni del sud Italia, nelle quali si è assistito ad una crescita della popolazione, imputabile in particolar modo al movimento migratorio che ha contribuito in maniera determinante a contrastare la debole dinamica naturale.
Il saldo migratorio si è , infatti, confermato positivo ed in aumento in gran parte del Mezzogiorno d’Italia, in conseguenza dei crescenti flussi immigratori provenienti soprattutto dai paesi extracomunitari, mentre, nell’area in esame si rileva un saldo migratorio inesorabilmente negativo (-18,8) controbilanciato in parte dal positivo saldo naturale (9,2). Inoltre, da un’analisi più dettagliata si desume che i valori di saldo demografico più elevato si riscontrano prevalentemente nei comuni litoranei quali Policoro, Scanzano, Bernalda e Matera, mentre i valori negativi più rilevanti si presentano per i comuni montani di S. Giorgio Lucano, Stigliano ed Irsina.
Nel cinquantennio preso in considerazione (1951/2001), inoltre, il trend della popolazione residente nel Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto è stato caratterizzato da una serie di fenomeni socio-economici e culturali che hanno influenzato in maniera differente i 31 comuni ad esso afferenti.
Gli eventi principali verificatisi nel decennio 51/61 hanno riguardato prevalentemente i nuovi insediamenti della Riforma Fondiaria che, grazie anche ai continui perfezionamenti delle tecniche agrarie ed al conseguente aumento della produttività, hanno determinato una costante crescita della popolazione per gran parte dei comuni dell’area consortile. Rilevanti sono gli incrementi verificatisi a Matera, Montalbano e Policoro le cui popolazioni, nel decennio considerato, sono aumentate rispettivamente di 8.172, 4.361 e 4.749 unità. Va evidenziato che, nonostante l’andamento complessivo dell’area consortile fosse positivo, in alcuni comuni collinari e montani cominciarono a manifestarsi decrementi di popolazione come nel caso di Miglionico, Pomarico, Rotondella, Tricarico e Accettura.
Nel decennio successivo il trend della popolazione del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto si presenta negativo con un decremento di 5.502 unità. Interessante è osservare che nel periodo considerato, solo 6 comuni su 31 mostrano una tendenza positiva e cinque di essi (Bernalda, Montalbano Jonico, Nova Siri, Pisticci e Policoro) ricadono l’area metapontina. Tale fenomeno è imputabile alla crescita economica verificatasi in questi anni e l’avvento di una agricoltura dotata di forme più avanzate di meccanizzazione, che privilegiavano le colture intensive e specializzate, le quali hanno rappresentato una forza di attrazione per le popolazioni appartenenti ai comuni più interni e svantaggiati dell’area montana. In tale contesto gli incrementi più rilevanti si sono verificati, oltre che nel Capoluogo della Provincia Materana, anche nei comuni di Policoro (+ 3.000 unità) e Pisticci (+ 1.600 unità), mentre il comune di Irsina, situato nella zona più a Nord dell’area consortile, presenta il decremento di popolazione più ragguardevole (- 3.064 unita) nel decennio 61/71.
Nei comuni del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto è evidente, quindi, il trend negativo della popolazione nei comuni più interni e montani in favore di quelli litoranei che geograficamente rispecchiano caratteristiche più consone ad uno sviluppo agricolo di tipo intensivo.
Tale situazione ha determinato da una parte l’abbandono delle terre marginali, soprattutto montagne e colline con scarsa produttività, ridotta sorveglianza umana e dissesti idrogeologici e dall’altra una forte pressione antropica nelle zone di pianura, con conflitti di uso territoriale, congestione delle attività ed inquinamento.
Esempio emblematico di questo fenomeno è rappresentato dall’andamento demografico del comune di Policoro che nel ventennio 1951-1971 ha subito un incremento del 899% registrando una variazione assoluta di popolazione residente pari a 7.749 abitanti nel 1971 e di ben 14.234 nel 2001 aumentando ancor più l’incremento percentuale che raggiunge nel 2001 il 1.651%.

L’assorbimento del flusso migratorio a carico dei comuni litoranei ed il conseguente spopolamento dei comuni interni ha determinato, quindi, un progressivo depauperamento delle risorse agro-forestali dei territori montani, verificatosi in seguito alla regressione degli addetti nel settore agricolo, non mitigata da un adeguato sviluppo del sistema irriguo in agricoltura, ne tanto meno dallo sviluppo dei settori secondari e terziari.
Tale contesto socio-economico, unito all’avanzare di una economia di tipo industriale, hanno dato inizio al fenomeno del “grande esodo” non solo verso i comini limitrofi più sviluppati, ma anche verso le città industrializzate del Nord Italia ed Europa.
Tale esodo di massa ha assunto un andamento particolarmente rilevante nell’area montana, nel ventennio 61/71, quando cioè falliscono anche gli sforzi operati con la Riforma Fondiaria e prosegue negli anni successivi seppur con andamenti più contenuti, fino ad assumere una tendenza quasi costante nell’ultimo decennio.
L’analisi delle variazioni percentuali della popolazione relative ai ventenni 51/71 e 81/01 evidenzia ancor più il differente trend evolutivo delle aree indagate rilevando da una parte un considerevole incremento della popolazione dell’area litoranea, pari al 166% nel primo ventennio e del 7,6% nel secondo ventennio e dall’altra una costane riduzione della popolazione nell’area montana e collinare pari al -14,4% nel 51/71 e al -14,7% nel periodo successivo.
Particolare attenzione richiedono i comuni di Cirigliano, Craco ed Oliveto Lucano i quali, pur avendo beneficiato di significativi investimenti nel settore agricolo, all’aumento iniziale di popolazione dovuto alla Riforma Fondiaria, è seguita una drastica riduzione della popolazione superiore al 50% circa.
Per quanto attiene all’andamento della popolazione del comune di Matera, invece, si può affermare che la crescita costante, verificatasi nel periodo preso in considerazione, rispecchia il trend degli altri capoluoghi piccoli e grandi del Mezzogiorno d’Italia. Indicativa è, infatti, la mancanza, nel territorio del Comune di Matera, sia di un significativo sviluppo dell’agricoltura, soprattutto irrigua, che dell’insediamento di altrettanto significativi complessi industriali, sintomo che la tendenza all’aumento della popolazione è essenzialmente legato all’incremento progressivo dei servizi forniti della pubblica amministrazione ed allo sviluppo del settore secondario e terziario, con particolare riferimento al commercio, ai trasporti e all’edilizia.
Tale crescita che, nel cinquantennio di riferimento (51/01) ha fatto registrare un incremento percentuale del 90,1%, è stata nella maggior parte dei casi favorita da flussi migratori interni alla provincia, soprattutto dai comuni della collina e della montagna materna.
In definitiva, l’analisi degli indicatori demografici del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto, ha mostrato una situazione che non presenta molte similarità rispetto al contesto regionale e quello della vicina Provincia di Potenza, soprattutto per quanto riguarda il trend della popolazione. Nei comuni della provincia potentina, infatti, il trend si presenta decrescente contrariamente a quanto avviene nell’area consortile, che nonostante l’elevata disomogeneità degli andamenti tra i comuni litoranei e comuni interni, presenta un bilancio demografico positivo con un incremento di 750 unità ed una variazione percentuale della popolazione del + 33,7.


4.1.1  La struttura del lavoro
L’analisi relativa alla popolazione attiva costituisce la fonte statistica tradizionale per valutare il comportamento della popolazione come aggregato produttore. Tale dato si ricava dalla somma delle persone occupate e di quelle in cerca di prima occupazione.
Nel presente lavoro sono stati riportati i dati relativi ai censimenti ISTAT connessi alla popolazione attiva dal 1951 al 2002 al fine di avere un quadro generale di quelle che sono state le evoluzioni della distribuzione della popolazione attiva nell’ambito dei principali settori economici. A tal proposito sono stati evidenziati i valori assoluti e percentuali degli attivi nel settore agricolo, industriale e terziario relativi ai comuni del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto.
L’esame dei dati corrispondenti al 1951 evidenzia la preponderante incidenza dell’attività agricola, con una percentuale di attivi in tale settore pari al 74% controbilanciata da un esiguo sviluppo dei settori industriali e terziario che in questi anni presentano una percentuale di attivi rispettivamente del 15% e 10%.
Il quadro globale della forza lavoro in questi anni rispecchia, quindi, il contesto socio-economico del territorio consortile nell’immediato dopoguerra caratterizzato da una intensa azione di bonifica e di sviluppo generale del comparto agricolo.
Particolare attenzione merita l’analisi dei dati relativi alla popolazione attiva del comune di Matera che si diversifica dai contesti territoriali circostanti per la maggiore propensione allo sviluppo sia del settore industriale, con particolare riferimento all'agro-alimentare (industria molitoria e della pasta), sia del settore terziario e amministrativo, di servizio allo stesso territorio.
Nel 1951, infatti, gli attivi in agricoltura del comune di Matera costituiscono solo il 44% della forza lavoro, mentre gli attivi nel settore industriale e terziario si attestano rispettivamente tra il 27% ed il 29%.
Nel ventennio successivo il considerevole mutamento delle condizioni sociali ed economiche ha indotto una minore incidenza dell’attività agricola ed una crescita costante del settore industriale e terziario. I comuni nei quali tale propensione risultò particolarmente rilevante furono Ferrandina, Grassano, Grottole, Miglionico e Salandra che subirono una riduzione degli attivi in agricoltura superiore al 40% ed un simultaneo incremento di attivi nel settore industriale, risultato superiore al 30%. Questo fenomeno, imputabile all’insediamento di importanti industrie petrolchimiche capaci di creare nuova occupazione, determinò in tutta l’area consortile un considerevole aumento degli attivi nel settore industriale che passarono in media dal 15% al 35% circa.

Nello stesso periodo si intravedono anche i segni di una nuova vitalità del settore terziario che ha visto aumentare la forza lavoro dal 10 al 22%.
Le attività dei suddetti settori mostrano, quindi, un accentuato trend di crescita, sintomo di una maggiore attività indotta dall’aumento generalizzato dei redditi e dal consolidarsi dei nuovi modelli sociali e di consumo.
Tuttavia nel 1971 sul territorio del consorzio di bonifica di Bradano e Metaponto il carico di forza lavoro nel settore agricolo rimane ancora pesante per circa il 43%, fatta eccezione per il comune di Matera in cui il vigoroso sviluppo del terziario con il 50% di addetti assorbiva gran parte della forza lavoro del settore agricolo che scendeva al 13% di addetti.
La crescita costante degli attivi nel settore industriale si arresta e si stabilizza intorno a valori pari al 32% nel periodo successivo (1991), a dimostrazione del fatto che l’espansione del settore industriale, che in questo periodo ha caratterizzato l’evoluzione economica dell’Italia, ha avuto in tutto il Mezzogiorno, un ritmo assai modesto che si è manifestato in maniera evidente anche nell’area consortile. Significativi sono, tra l’altro, gli aumenti nel settore terziario che caratterizzano l’evoluzione socio-economica di questo decennio, contraddistinto da una forte presenza del commercio, dell’attività edilizia e dei servizi pubblici e sociali. L’incremento degli attivi in tale settore si attesta infatti su valori del 46% circa, passando dal 22% (nel 71) al 41% (nel 91). Tale situazione è ovviamente controbilanciata da un continuo esodo dal settore agricolo in cui la forza lavoro si riduce ulteriormente del 37% attestandosi su valori del 27%.
Spiegare tale fenomeno, in un territorio che ha sempre avuto una forte vocazione agricola, non è semplice. Ai limiti fisici della conformazione orografica del territorio si uniscono quelli insiti nella polverizzazione delle aziende agricole, che evidenziano un costante invecchiamento degli addetti nel settore agricolo ed un’intensificazione della despecializzazione dell’occupazione agricola.
In tale contesto ancor più marcata risulta la caratterizzazione della struttura del lavoro del comune di Matera che presenta solo il 5% di attivi in agricoltura, il 30% sono gli attivi nel settore industriale e ben il 66%, invece, sono gli attivi del terziario, all’interno del quale ben il 38,5% è rappresentato dalla pubblica amministrazione e dai servizi.
Negli anni successivi la forte crescita del settore terziario continua a caratterizzare il trend evolutivo della struttura del lavoro; nel 2002, infatti, la percentuale di attivi in questo settore aumenta passando dal 41 al 56% nell’area consortile, fatta eccezione per i comuni di Rotondella, Matera e Grottole che mostrano un, seppur minimo, decremento percentuale di attivi nel terziario in favore del settore industriale per i primi due comuni e del settore agricolo per il comune di Grottole.
In controtendenza con quanto verificatosi negli anni precedenti sono gli andamenti degli attivi nel settore industriale che si riducono notevolmente passando dal 32 al 23%. Gli unici comuni che presentano un trend positivo in tal senso sono Cirigliano, Montescaglioso, Pisticci e Rotondella con un lieve incremento di attivi nel settore industriale.
Il settore agricolo, invece, in questi anni raggiunge una condizione di equilibrio con un decremento minimo degli attivi nel periodo 1991/2002 che passano dal 27 al 21%.
Nel prosieguo dell’analisi della struttura del lavoro è utile, inoltre, riportare alcuni indicatori economici generali (prodotto in termini assoluti e per abitante) che descrivono puntualmente l’evoluzione socio economica intervenuta nel periodo 1995-2002. Essi consentiranno di avere un migliore inquadramento del contesto strutturale del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto.
Il prodotto lordo stimato nei comuni dell’area consortile è passato da 1.799 milioni di euro nel 1995 a 2.568 milioni di euro nel 2000 fino a raggiungere i 2942 milioni di euro nel 2002 con una incremento, quindi, nel periodo considerato pari a 1.143 milioni di euro.
In generale, quindi, la variazione di prodotto lordo, nel periodo compreso tra il 1995 ed il 2002, è risultata positiva nella maggior parte dei comuni fatta eccezione per S. Giorgio Lucano (-38,18 mil.ni di euro), Miglionico (-22,73 mil.ni di euro), Colobraro (-18,28 mil.ni di euro), e Valsinni (- 8,91 mil.ni di euro). Tale decremento è , sicuramente, imputabile al simultaneo spopolamento dei suddetti comuni che hanno subito, nello stesso periodo, in media un decremento della popolazione di circa 3.500 unità, piuttosto che ad una riduzione del reddito pro capite, che all’opposto ha mostrato un sostanziale incremento.
Il prodotto lordo pro capite nell’intera area consortile ha subito un notevole aumento passando da 7.975 euro nel 1995 a 11.581 euro nel 2002. In particolare esso presenta i valori più elevati nei comuni di Matera, Policoro, Rotondella e Accettura evidenziando non solo la maggiore capacità produttiva ma anche una maggiore propensione allo sviluppo, presentando contestualmente i maggiori incrementi di reddito pro capite.
I comuni di Salandra e Grassano appartenenti all’area bradanica, invece, si caratterizzano per il più basso incremento di prodotto lordo pro capite che si presenta rispettivamente pari a 1.644 e 1.758 euro.

4.2 Il settore agricolo
A conclusione dell’inquadramento socio-economico del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto si rende necessario esaminare nello specifico il regime fondiario, i tipi di impresa e l’ordinamento produttivo del settore agricolo. A tal fine vengono riportati i dati del 5° censimento ISTAT agricoltura relativi all’anno 2001 e riferiti a ciascun comune.

4.2.1  La struttura fondiaria
L’analisi della struttura fondiaria assume particolare importanza in territori come quelli oggetto di studio, in cui sono presenti 37.943 aziende agricole, che complessivamente coprono l’83,8% della superficie territoriale dei comuni ricadenti nel comprensorio.
Il Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto costituisce, infatti, un comparto territoriale di assoluto rilievo sotto il profilo agricolo e rappresenta uno dei territori a maggior valenza di sviluppo in ambito regionale.
Dall’analisi dei dati ISTAT relativi al censimento dell’agricoltura del 2001 emergono importanti considerazioni, la prima delle quali riguarda la distribuzione delle aziende e delle relative superfici per classi di SAU che mostra la presenza di micro-aziende o di aziende nelle quali la SAU ricopre una parte esigua della superficie totale aziendale. Infatti, non considerando le aziende senza SAU pari allo 0,14% del numero complessivamente censito, sono ben 10.664 (pari al 38,3% del totale) le aziende che hanno meno di 1 ettaro di SAU, con un grado di copertura soltanto del 2,2% per la superficie totale.
Se si considerano tutte le aziende con meno di 5 ettari (escluse quelle senza SAU), la quota sale al 72,8% del totale delle aziende dell’area consortile, cui corrispondono quote 12,8% della SAU.
In definitiva, quindi, nell’intero comprensorio la suddivisione di aziende per classi di superficie evidenzia una netta preponderanza delle aziende con superficie compresa tra meno di 1 ha e 2 ha, anche se non meno rappresentative sono le piccole aziende con superficie compresa tra i 2 ed i 10 ha le quali costituiscono il 30% del totale delle aziende presenti ed investono una superficie pari circa al 18%.
Le presenza di medie (20 – 100 ha) e grandi aziende (oltre 100 ha) risulta essere, invece, ancora poco significativa in termini quantitativi esse infatti rappresentano rispettivamente il 14,6 e l’1,1% delle aziende agricole dell’area consortile pur coprendo il 25,2% della SAU.
Tali dati evidenziano il permanere di alcune carenze tipiche dell’agricoltura del territorio in esame, individuabili nell’eccessivo frazionamento fondiario e nella polverizzazione aziendale.
Altra importante considerazione riguarda la differente dimensione media aziendale riscontrata nei diversi comuni delle aree in esame. Essa, infatti, si presenta superiore ai 10 ha in gran parte dei comuni montani (Accettura, Craco, Irsina, Tricarico, S. Mauro Forte e Stigliano) ed inferiore ai 5 ha nell’area litoranea (Montalbano Jonico, Nova Siri, Policoro, Scanzano Jonico), tale differenza è imputabile alla concomitanza di molteplici fattori che incidono in maniera diversa sulle aree considerate. Tale fenomeno determina la coesistenza di forme molto diverse di agricoltura, in termini di produzioni, tecniche colturali e capacità imprenditoriali, ma che essenzialmente possono essere raggruppate in due categorie e cioè , da una parte un’agricoltura intensiva e specializzata che si sviluppa soprattutto nelle aree di pianura e che deve il suo successo, soprattutto, alla capacità di mantenere sempre elevata la produttività, grazie alla costante attenzione alle innovazioni tecnologiche, ai continui adeguamenti strutturali e alla qualità del processo produttivo e dall’altra un’agricoltura estensiva ed asciutta realizzata soprattutto nelle zone di montagna e caratterizzata dallo scarso impiego, per unità di superficie, di capitale agrario e/o fondiario e da una massiccia presenza di attività zootecnica. I sistemi estensivi trovano applicazione ove le condizioni naturali di clima e di terreno non sono in grado di assicurare una soddisfacente remunerazione dei capitali così come si verifica in gran parte delle zone montane e collinari.

4.2.2  Le forme di conduzione
La conduzione prevalente delle aziende agricole del Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto è quella diretta dal coltivatore che rappresenta il 98% circa del totale delle aziende e all’interno delle stesse si nota la presenza di strutture a composizione familiare, nelle quali l’apporto di questa manodopera è prevalente.
Il ricorso a manodopera extra familiare, infatti, è limitato a poche aziende che costituiscono solo l’4% delle aziende totali.

In questo ambito dunque, prevalgono aziende a carattere familiare in cui il reddito agricolo si intreccia di frequente con quello proveniente da altre attività, a dimostrazione di una notevole diffusione di una sorta di part-time necessario per integrare il reddito agricolo che, nonostante gli sforzi profusi dalle politiche agricole di sostegno comunitarie e nazionali, ancora oggi è notevolmente inferiore a quello degli altri settori produttivi.
Dal confronto degli ultimi due censimenti ISTAT (1991-2001) emerge una leggera contrazione del numero di aziende a conduzione diretta del coltivatore che passano da 26.43l nel 1991 a 23.366 nel 2001. Esse, tuttavia, mostrano al proprio interno considerevoli mutamenti in termini di composizione: in particolare, a fronte di un incremento di quelle con solo manodopera familiare, che rappresentano il 90,9% del totale, si è registrata una contrazione delle aziende con manodopera mista (familiare ed extrafamiliare).
In particolare le prime hanno registrato un aumento del 23% circa passando da 16.314 a 21.245 nel periodo considerato, mentre le seconde hanno registrato una netta diminuzione, infatti,: il numero delle aziende nelle quali il contributo lavorativo della manodopera familiare è prevalente si è ridotto del -34,8%, mentre il numero delle aziende con prevalenza della manodopera extrafamiliare risulta diminuito del -45,6%.
Per quanto concerne, invece, il numero delle aziende che si avvalgono di salariati e quelle che ricorrono esclusivamente ad imprese di contoterzismo, è quasi triplicato passando da 179 nel 1990 a 489 nel 2001. Va osservato, inoltre che le aziende condotte in questa forma pur rappresentando solo l’1,7% del totale, detengono quote consistenti della superficie totale (11,6%) e della SAU (7,5%), con dimensioni medie più elevate (61,51 ettari di superficie totale) di quelle delle altre aziende.

4.2.3 Gli ordinamenti produttivi
Il territorio in esame presenta una copertura vegetale altamente modificata specialmente nelle zone di pianura, in cui i terreni di origine alluvionale, freschi e profondi, si prestano sia ad una utilizzazione di tipo cerealicola che ortofrutticola. In queste zone, inoltre, le coltivazioni legnose agrarie sono contraddistinte da superfici medie aziendali più ampie e tecniche colturali più razionali ed efficaci che si traducono in risultati produttivi migliori.
La superficie agricola utilizzata, pari a 218.126,37 ha, rappresenta il 84,53% di quella complessiva delle aziende e le tipologie produttive sono rappresentate prevalentemente da colture di frumento, olivo, agrumi e frutta.
La cerealicoltura è la coltura più diffusa (48,3% della SAU), nella quale il frumento duro svolge un ruolo predominante, esso infatti, rappresenta il 94,6% della superficie cerealicola.
La vegetazione naturale, presente prevalentemente in ambienti meno antropizzati, come prati permanenti e pascoli, si estende su una superficie pari circa al 18,8% della SAU anche se dall’analisi dei dati Istat 2001 si evince che queste superfici nei comuni di Accettura, Gorgoglione, Pomarico, e S. Giorgio Lucano presentano una estensione più ampia (superiore al 40%) imputabile alla maggiore presenza di attività zootecniche condotte perlopiù su base pastorale, in cui il pascolo rappresenta tuttora la forma predominante di alimentazione del bestiame.
Nei comuni litoranei di Montalbano Jonico, Policoro e Scanzano Jonico, invece, le superfici a prati permanenti e pascolo si presenta inferiore al 5% a conferma sia di una maggiore antropizzazione di tali aree che di una più spiccata attitudine a colture e allevamenti di tipo intensivo.
Anche la percentuale di superficie ricoperta da boschi presenta elevata disomogeneità nei comuni che ricadono nell’area consortile essa, infatti, presenta valori superiori al 25% ad Accettura, Calciano Cirigliano e Montalbano Jonico e valori inferiori al 2% nei comuni di Grassano e Policoro.

Anche per quanto concerne gli ordinamenti produttivi, emergono le differenze più volte evidenziate legate alla diversa situazione geografica ed economica delle aree, interne e litoranee. In queste ultime, infatti, la natura agro-pedologica del territorio e le favorevoli condizioni climatiche permettono l’insediamento di colture più remunerative, quali quelle ortofrutticole. Va evidenziato, inoltre, che la presenza di tali colture è accresciuta dall’esistenza di una rete irrigua ben strutturata, capace di contribuire non poco ad accrescere la competitività dell’area metapontina.
Le colture ortofrutticole prevalenti nella zona sono il pomodoro, largamente diffuso nella piana del metapontino e lungo la valle del Bradano, per lo più destinato alla trasformazione industriale; la fragola, coltivata sotto tunnel per anticiparne la produzione, che rappresenta la coltura di eccellenza della fascia costiera del metapontino ed infine gli agrumi (arance, limoni, mandarini, clementine) anch’essi particolarmente diffusi nelle zone litorali.
Nei fondovalle e nei pianori si coltivano le pesche a maturazione precoce e le nettarine, mentre negli altopiani irrigui si afferma la coltivazione per la trasformazione industriale (percoche ed albicocche trasformate in succhi di frutta, confetture, frutta sciroppata).
Per quanto concerne la coltura dell’olivo, ci troviamo in presenza di una zona particolarmente vocata a questo tipo di produzione specie nei comuni di Ferranina, Matera, Montescaglioso e Pisticci. Tali ordinamenti produttivi complessivamente, nel territorio del Consorzio di Bradano e Metaponto, rivestono una superficie di 15.956 ha pari al 7,3% della SAU, anche se generalmente presentano dimensioni medie aziendali inferiori ad un ettaro, indice della sussistenza di problemi legati a difficoltà strutturali connesse soprattutto all’inadeguatezza degli impianti.
La tipologia di allevamento prevalente, in termini di numero di capi, è quella avicola con un numero complessivo di 137.063 capi, anche se tale dato risulta fortemente influenzato dalla presenza di allevamenti avicoli intensivi localizzati nel Comune di Irsina che contano 45.000 capi per azienda.
Gli allevamenti ovi-caprini sono diffusi in tutta l’area consortile, sia nei comuni montani e collinari che nella fascia costiera, dove sta crescendo il numero delle aziende zootecniche. La consistenza media delle aziende è di circa 135 capi, sebbene la maggiore incidenza di tali forme di allevamento si risconta nei comuni di Craco Ferrandina, Irsina e Montescaglioso che presentano dimensioni medie aziendali superiori ai 250 capi .
Gli allevamenti di suini nell’ultimo decennio hanno subito una live flessone sia del numero di aziende, passando da 1.879 a 813, che del numero di capi allevati (16.490 nel 1991 a 13.813 nel 2001).
I più grandi allevamenti di suini si riscontrano nei comuni di Bernalda e Calciano con 308 e 210 capi per azienda seguiti da Aliano e Tricarico con 126 e 90 capi per azienda, mentre in tutti gli altri comuni le dimensioni medie aziendali sono modeste e mediamente inferiori ai 10 capi per azienda.
Meno diffusi sono, invece, gli allevamenti bovini che hanno subito una sostanziale riduzione del numero di aziende (da 820 nel 1991 a 525 nel 2001) pur restando quasi invariato il numero di capi (18.839 nel 1991 e 18.876 nel 2001) a dimostrazione di una maggiore organizzazione e specializzazione subentrata negli allevamenti attuali.
La razza bovina maggiormente presente nelle zone collinari e montane è la Podolica, allevata perlopiù allo stato brado ed utilizzato quasi esclusivamente per la produzione di carne e formaggi. Nelle zone più pianeggianti, invece, sono presenti allevamenti di bovini specializzati nella produzione del latte.
La tipologia di conduzione prevalente è quella stanziale, basata sull’utilizzo del pascolo nei mesi primaverili ed estivi e sulla stabulazione invernale.
Gli allevamenti di bovini che presentano dimensioni maggiori in termini di numero di capi per azienda si concentrano nei comuni di Ferrandina e Irsina, nelle quali si riscontrano dimensioni medie superiori ai 120 capi per azienda a fronte dei 14 capi per azienda osservati nei comuni di Salandra e Valsinni.

La meccanizzazione riguarda ormai una quota rilevante delle aziende agricole: quelle che utilizzano mezzi meccanici di uso agricolo (di proprietà, in comproprietà o forniti da terzi) sono in tutto 26.045, pari all’93,5% del totale.
Riguardo al titolo di utilizzazione prevalgono, in linea di massima, la proprietà e il contoterzismo passivo (mezzi forniti da terzi), mentre la comproprietà dei mezzi riguarda solo una piccola percentuale di aziende. La proprietà è diffusa sia per i piccoli mezzi meccanici quali motozappa e motofresatrice che per le trattrici, infatti 51 su 100 aziende utilizzatrici possiedono almeno una trattrice e/o una motozappa e/o una motofresatrice e/o una motofalciatrice.

4.3 L’irrigazione
Il programma di irrigazione della pianura metapontina, pur impostato nelle sue linee generali nei piani di bonifica proposti negli anni ’30, trovò la sua concreta realizzazione soltanto con l’azione massiccia, nell’immediato dopoguerra, prima del MAF e poi della Cassa per il Mezzogiorno.
Alla fine degli anni ’50 il primo dei grandi complessi irrigui interessanti il comprensorio si poteva ritenere realizzato ed in fase in avanzato esercizio. Si tratta del complesso Bradano-Agri-Sinni, alimentato dalla diga di S.Giuliano sul fiume Bradano, dalla traversa di Gannano sul fiume Agri e dalla traversa di S.Laura sul fiume Sinni.
Attualmente il comprensorio risulta suddiviso in sette schemi irrigui per una superficie totale pari a 62.119 ettari, il 18% dell’intera superficie consortile. Di questi solo circa 27.000 ettari sono effettivamente irrigati pari all’8% dell’intera superficie del comprensorio. Con la riconversione da canalette in rete tubata dell'attrezzatura irrigua di Valle Bradano per circa 5.000 ha (Fondi Feoga 94/99), tutto il territorio irriguo consortile risulta servito da reti tubate con una pressione minima di due atmosfere.
Da questa prima generale descrizione si evince l’importanza dell’azione consortile a livello regionale, la cui gestione interessa ben il 69% della superficie attrezzata regionale e il 77% di quella effettivamente irrigata.

Nell’ambito del comprensorio consortile, lo schema Bradano-S-Giuliano è alimentato dall’omonimo invaso ed è attualmente costituito da 13 distretti per una superficie irrigabile di 10.883 ha, di cui 10.207 ricadono nel territorio del Consorzio e 676 in quello del limitrofo Consorzio di Stornara e Tara. L’alimentazione è assicurata dal grande canale principale “Bradano” della lunghezza di 31 chilometri e portata massima di 9 mc/sec., di cui al nodo di Girifalco, si diparte l’adduttore per il comprensorio di Stornara. Tale schema è dotato di rete tubata in pressione di circa 142 chilometri che, per caduta naturale o per sollevamento, assicura l’irrigazione. L’approvvigionamento idrico, impiegato esclusivamente per uso irriguo è garantito dall’invaso di S.Giuliano, della capacità di 107 milioni di metri cubi, dei quali 90 milioni mediamente derivabili. Il relativo sbarramento è costituito da una diga in calcestruzzo dell’altezza di 79 metri con una lunghezza al coronamento di 314 metri.

Lo schema Agri-Pertusillo è alimentato dal fiume Agri e dalla diga del Pertusillo, dispone di una rete di condotte in pressione che serve 16 distretti tutti funzionanti per gravità. La superficie irrigabile è di 10.298 ha ed interessa i comuni di Scanzano, Policoro, Nova Siri, Rotondella, Pisticci e Montalbano Ionico.

La risorsa idrica accumulata nella diga del Pertusillo, che presenta una capacità di invaso di 155 Mmc, viene prioritariamente utilizzata per la produzione di energia elettrica e per l’uso potabile, successivamente, le fluenze residue vengono rilasciate in alveo per essere utilizzate a scopi irrigui ed intercettate più a valle dalla Traversa di Gannano (altezza 31 metri e lunghezza 194 metri), fornita di 6 luci chiuse da paratoie a settore, determinando un invaso di compensazione plurigiornaliera della capacità di 2 Mmc.

La canalizzazione principale alimentata dalla traversa di Gannano corre in sinistra Agri per i primi 16,9 chilometri con una portata massima di 18 mc/sec e termina in località Recoleta nel nodo omonimo da cui hanno origine tre canali principali: il “Recoleta” (Km. 26 e portata di 7,5 mc/sec), il “Litoraneo” (Km. 22,7 e portata di 4,5 mc/sec) e il “Policoro-Alto” (9,2 Km e portata di 2,1 mc/sec).
Lo schema Sinni-Montecotugno, invece, ricade nell’omonimo comprensorio irriguo che consta di 17 distretti irrigui, dispone di una grande condotta adduttrice Sinni-Ginosa che, alimentata dalle acque del fiume e dall’invaso di Montecotugno della capacità di 430 Mmc, presenta un’ampia capacità d’invaso (430 Mmc) che consente di irrigare 33.287 ettari, di cui il 72% con irrigazione per aspersione.
La diga è stata costruita a cavallo degli anni ’70 e ’80 a cura dell’Ente Irrigazione che ha realizzato nello stesso periodo anche la grande condotta di trasporto (diametro di 3 metri e portata di circa 20 mc/sec) al servizio sia del territorio Metapontino, sia di quello dell’arco Jonico in provincia di Taranto.
Lo schema Basentello è stato realizzato agli inizi degli anni ’70 grazie alla realizzazione della diga di Serra del Corvo che intercetta la acque del torrente Basentello e serve una superficie irrigata di 3.970 ettari, lungo le valli del Basentello e del fiume Bradano a monte della diga di S.Giuliano. La diga che ha una capacità di invaso di 25 Mmc è attualmente gestita dal dall’Ente Irrigazione, che rilascia i volumi richiesti stagionalmente dal Consorzio di Bonifica di Bradano e Metaponto Matera.
Oltre i grandi complessi irrigui appena descritti, sono stati realizzati schemi minori nelle valli dell’Agri e del torrente Sauro, quello della valle del Basento e quello del Sarmento.
Lo schema Agri Minore utilizza esclusivamente fluenze libere captate dal fiume Agri con due prese a monte della Traversa di Gannano. Consta di 4 distretti ed interessa una superficie di 1.321 ha.
Lo Schema Medio Basento, di minore interesse rispetto ai sopra citati schemi irrigui, interessa il corso medio del fiume Basento dal quale viene captata, mediante diverse opere di presa, la risorsa idrica per irrigare i 4 distretti ad esso afferenti per una superficie complessiva di 1.925 ha.
Infine lo schema Sarmento che si estende lungo l’omonimo fiume (affluente del Sinni) ed è costituito da un unico distretto che serve una superficie limitata di 435 ha.

4.4 Le opere idrauliche
Dalla loro costituzione e fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, l’attività operativa dei Consorzi, in relazione alle condizioni generali dell’ambiente, ha riguardato la prioritaria esigenza di redimere i terreni di pianura dal flagello della malaria, dai ristagni, dai gravi e diffusi difetti di scolo e dai ricorrenti pericoli di esondazione dei fiumi.
Tale azione interessò esclusivamente la fascia litoranea metapontina al di sotto della quota di 10 metri e riguardò:
-  la colmata di circa 70 Ha di stagni;
-  il prosciugamento di circa Ha 15 di pantani con opere di drenaggio;
-  l’inizio del prosciugamento di circa Ha 9.000 di terreni con canali a scolo naturale dello sviluppo di Km. 60 circa;
-  l’inizio del prosciugamento di circa Ha 4.200 con canali dello sviluppo di Km. 15 e n. 2 impianti idrovori di sollevamento a Metaponto e Policoro;
-  opere arginali dei fiumi per ml. 8.300;
-  la costruzione di n. 6 caselli di bonifica.
La massiccia attività di bonifica intrapresa nel dopoguerra, in concomitanza con il vasto programma di irrigazione, ha compreso naturalmente l’assetto idraulico del territorio metapontino e dei fondi valle, soprattutto dell’Agri e del Bradano, portando avanti e completando l’opera appena intrapresa nel periodo precedente. Così in un territorio di circa 38.000 ettari è stata realizzata una rete di canali di bonifica di vario grado dello sviluppo complessivo di circa 1.100 Km con una intensità di canali di 28,9 ml/ha.
L’assetto idraulico di questo territorio ha perseguito tre fondamentali obiettivi:
-  la bonifica dei territori bassi senza cadente naturale, posti nella pianura metapontina a ridosso della duna litoranea, attraverso una rete di canali di 240 Km circa facenti capo a n. 9 impianti idrovori della capacità complessiva di circa 39 mc/sec.;
-  la bonifica dei territori di pianura con cadente naturale posti al disotto della quota di m 20, generalmente a valle della SS 106 Jonica, attraverso una rete di canali di acque alte facenti capo a grandi collettori, in alcuni casi coincidenti con corsi d’acqua naturali, con scarico diretto al mare o nei fiumi;
-  la sistemazione idraulica della quasi totalità dei corsi d’acqua naturali (torrenti, fossi, valloni) e della fittissima rete dei loro affluenti per la difesa dei terreni irrigui dello scolo indisciplinato delle acque.
Nell’area bradanica la sistemazione idraulica dei corsi d’acqua naturali ha praticamente interessato due sole aree: quella irrigua del complesso “Basentello” e l’area della valle Iesce nel comune di Matera.
Nell’area irrigua del Basentello è stata realizzata la sistemazione dell’omonimo torrente, della foce, nel fiume Bradano, fino alla diga di Serra del Corvo, per una lunghezza di Km 43,3, la sistemazione dei numerosi affluenti in destra e sinistra del torrente; la sistemazione di altri corsi d’Acqua naturali interessanti l’area irrigua lungo la valle del Bradano, per uno sviluppo totale, compreso il torrente Basentello, di Km 70 circa.
Nell’area di valle Iesce è stata realizzata la sistemazione dei due corsi d’acqua principali, il torrente Gravina di Matera e il torrente Iesce e dei loro principali affluenti per uno sviluppo complessivo di circa 45,7 Km.
In definitiva la rete idraulica realizzata e gestita dal Consorzio assomma a oltre 1.200 Km, interessando direttamente un territorio di circa 53.000 ettari.
Peraltro, a partire dal 1953, il Consorzio ha svolto una notevole attività nell’opera di difesa e conservazione del suolo in zone collinari e montane, tesa a difendere le aree vallive dal trasporto solido e dalle esondazioni causati dal disordine ideologico esistente, frenare i diffusi fenomeni di dissesto idrogeologico, per seguire gradualmente l’assetto idraulico per interi bacini.
Le azioni hanno così riguardato da una parte interventi di regimazione dei corsi d’acqua attraverso briglie soprattutto in terra e, dall’altra parte, interventi di rimboschimento, di superfici degradate. Tale azione, perseguita in tutti i comuni della provincia di Matera ricadenti nel comprensorio, si è tradotta nel rimboschimento di circa 8.000 ettari di terreni particolarmente dissestati (4.300 ettari nell’area metapontina e 3.700 ettari nell’area bradanica) e nella costruzione di circa 3.400 briglie (1.240 nell’area metapontina e 2.150 nell’area bradanica). Dette opere hanno interessato circa 400 Km di aste di corsi d’acqua minori nell’ambito di bacini idrografici dell’estensione complessiva di circa 50.000 ettari.

4.5  La viabilità e le altre opere civili
Per l’assoluta carenza sia di una viabilità minore comprensoriale che di una viabilità di interconnessione fra i centri urbani, la realizzazione di una adeguata viabilità è stata di primaria importanza sin dalla costituzione dei consorzi originari.
La rete della viabilità realizzata si è basata infatti sulla opportunità di creare innanzitutto una trama di strade principali di bonifica di penetrazione nei territori suscettibili di sviluppo e nello stesso tempo di collegamento fra i centri urbani isolati.
Concreta testimonianza degli sviluppi dell’attività consortile nel settore è costituita dalla grande importanza assunta da numerose strade costruite dal Consorzio e poi passate in gestione all’ANAS, alle Amministrazioni Provinciali, ai Comuni. Basterà citare la SS. 106 Jonica, la SS. 380, la SS. 277, la SS. 175 per significare la notevole importanza che ha assunto la rete stradale realizzata dal Consorzio per rompere l’isolamento secolare del territorio e contribuire alla integrazione nel contesto delle attività economiche locali, regionali e nazionali.
La rete stradale realizzata dal Consorzio si sviluppa per complessivi 700 Km circa. Di questa, attualmente il Consorzio gestisce un residuo di Km 110, di cui circa 75 Km costituiti da strade interpoderali e di servizio alle opere idrauliche ed irrigue e circa 35 Km costituiscono viabilità principale per la quale è in corso la procedura di trasferimento ad altre Amministrazioni.
Il Consorzio ha inoltre realizzato anche una rete di circa 1.000 Km di elettrodotti rurali a media e bassa tensione oggi trasferiti per competenza all’ENEL.
Infine, sono stati realizzati, in armonia con quanto andava realizzando l’Ente Riforma, centri di servizi civili nelle zone maggiormente suscettibili di sviluppo. In questo quadro sono stati realizzati i centri di Borgo Metaponto a Bernalda, di S. Maria d’Irsi a Irsina, di Nova Siri Scalo oltre i numerosi edifici diffusi nel territorio per sedi operative periferiche.

5  IL RIPARTO DEGLI ONERI CONSORTILI

5.1  Aspetti normativi del riparto degli oneri consortili.
Il presupposto giuridico della legittimità della imposizione contributiva nei riguardi dei proprietari degli immobili è contenuto nell'art. 10 della Legge fondamentale sulla bonifica integrale (RD 215/1933), poi ripreso con il Codice Civile (art. 860) ed infine riconfermato con le varie Leggi regionali emanate a seguito del trasferimento delle competenze in materia di bonifica dallo Stato alle Regioni.
Per la Regione Basilicata il riferimento normativo è rappresentato dalla legge regionale 33 del 6 settembre 2001 che all’art. 9 comma 1 detta che “sono obbligati al pagamento del contributo consortile i proprietari di immobili agricoli ed extragricoli siti nel comprensorio di contribuenza, che godono di un beneficio specifico derivante dalle opere di bonifica gestite dal Consorzio”.
La prassi e la giurisprudenza hanno ormai convalidato e consolidato tale presupposto in virtù del quale soggetti obbligati (o, meglio, obbligabili) all'imposizione sono i proprietari di immobili agricoli ed extragricoli (anche se non proprietari del suolo su cui insiste la costruzione), che ricadono nel comprensorio e che traggono beneficio dagli interventi consortili. Intendendo per "immobili", oltre ai terreni, ai fabbricati e agli stabilimenti industriali, cioè i beni assoggettabili all'imposta fondiaria, anche gli elettrodotti, le ferrovie, le strade, i metanodotti, ecc.
Così come è ormai pacifico che, come già descritto in precedenza, sia legittimo il contributo imposto dai Consorzi agli immobili urbani, anche dopo l'entrata in vigore della legge Merli (n. 319/76) che, consentendo ai Comuni di imporre un tributo (per la depurazione e l'allontanamento delle acque), ha indotto molti a sostenere che si tratterebbe di una duplicazione di oneri relativi allo stesso servizio per proprietari degli immobili urbani. In realtà, come gia ampiamente evidenziato in precedenza (Cfr. cap. 2, pag. 6), i servizi per i quali tali norme prevedono il pagamento di un canone o diritto, non si identificano con quelli resi dai Consorzi di Bonifica.
Infatti, i contributi consortili addossabili ai proprietari degli immobili extragricoli urbani, non sono corrisposti in funzione della tutela delle acque dall'inquinamento, ma sono rapportati alle esigenze derivanti dall'esercizio e dalla manutenzione dei canali di bonifica più onerose in presenza di realtà urbane soprattutto in funzione delle diverse utilizzazioni degli stessi.
D'altra parte va rilevato che recentemente, sotto il profilo normativo, sono intervenute sentenze che hanno chiarito definitivamente la legittimità e i limiti della imposizione anche per gli immobili extragricoli .
Sentenze derivanti dal fatto che il termine "extragricolo" compare ufficialmente nella normativa solo con l'emanazione delle leggi regionali che hanno sancito ciò che invece nella normativa nazionale precedente bisognava interpretare.
Inoltre, va ribadito che, stante l'attuale legislazione in materia, l'imposizione del contributo agli immobili extragricoli in presenza di benefici da questi ritratti, non costituisce un potere discrezionale del Consorzio, ma un atto dovuto.
Da quanto precede risultano evidenti i limiti fondamentali del potere di imposizione, nel senso che quest'ultimo ovviamente non può estendersi a beni mobili, ovvero ad immobili siti al di fuori del comprensorio del Consorzio o ad immobili che non traggono alcun beneficio dagli interventi di bonifica.
Peraltro, mentre i primi due limiti sono facilmente identificabili e quindi difficilmente contestabili, molto meno agevole è , invece, l'identificazione del limite attinente al beneficio.
Trattasi, come è noto, del problema relativo alla scelta dei criteri di riparto della contribuenza consortile, che devono fondarsi su indici di beneficio conseguito o conseguibile da parte degli immobili interessati. Soltanto una approfondita ricerca e una puntuale individuazione di tali indici garantiscono un corretto esercizio del potere impositivo.
Emerge, quindi, in tutta, la sua portata il ruolo fondamentale del piano di classifica degli immobili consortili, costituente la fonte primaria di regolamentazione della materia.
Con il piano di classifica, infatti, vengono individuati i benefici derivanti agli immobili dall'attività del Consorzio e vengono elaborati gli indici per la quantificazione di tale beneficio.

5.2  Considerazioni di carattere generale
Il riparto dei contributi di bonifica costituisce, da sempre, uno dei più ardui problemi che si pongono agli Amministratori dei Consorzi di bonifica, non solo perché trattasi di analisi irte di obiettive difficoltà, ma anche perché, sotto l'aspetto soggettivo, si finisce con il toccare l'interesse del singolo consorziato adducendo motivazioni di carattere tecnico ed economico che. seppur valide sul piano scientifico, non sempre risultano comprensibili ed accettabili, dal normale contribuente.
Ed è appunto perché si è certi che la convinzione nella giustizia di un qualsivoglia atto non può essere infusa per comando, ma deve maturare autonomamente nella coscienza dell'individuo, si è voluto semplificare quanto più è stato possibile le procedure di calcolo per renderle comprensibili, e quindi accettabili, ai diretti interessati.
Il presente piano di classifica nel condividere in pieno tali obiettivi, non mirerà a rilevare tutti i benefici di vario genere che i complessi interventi della bonifica integrale comportano in misura sicuramente differenziata fra consorziato e consorziato. Si è preferita, infatti, una via di mezzo per procedere ad un riparto che, grazie all'individuazione di alcuni parametri tecnici certamente influenti sui benefici conseguiti e conseguibili, potesse condurre ad una zonizzazione più articolata e scevra da sperequazioni di valutazione fra gli immobili, attraverso l’adozione di indicatori sintetici di beneficio generali, oggettivamente valutabili, facilmente aggiornabili e condivisibili.

5.3  Criteri per l'elaborazione del piano di classifica.
Dal complesso delle opere realizzate dal Consorzio a far data dalla sua costituzione, già descritte nella prima parte del presente piano, alcune (in particolare, viabilità interpoderale ed elettrificazione rurale) non sono più di competenza consortile, mentre altre, soprattutto le irrigue e le idrauliche, costituiscono attualmente quelle prevalenti.
Questa distinzione è importante ai fini della ricerca dei benefici in quanto, se è vero che per alcune opere eseguite molti anni addietro, e perciò più che ampiamente ammortizzate, ovvero non più di competenza del Consorzio ma di altri Enti, nessuna spesa grava sui consorziati, è altrettanto vero che le medesime opere continuano a recare beneficio agli immobili del comprensorio.
Peraltro, tale beneficio, integrandosi con quello di altre opere il cui costo (di manutenzione e di esercizio) è a carico dei consorziati, non risulta razionalmente isolabile. Inoltre, poiché la salvaguardia dei valori fondiari viene esercitata soprattutto dalle operi idrauliche che, nel comprensorio in oggetto, agiscono, pur se in diversa misura, sull'intero territorio, allorché si va a determinare l'entità dei valori che vengono salvaguardati (cioè il beneficio economico) tale entità inevitabilmente risente dell'effetto di tutte le altre opere di cui si è detto.
In altri termini, se il valore del terreno difeso idraulicamente tocca un dato livello, ciò non è imputabile solo alle opere idrauliche e alla natura del terreno, ma anche a strade, elettrodotti, forestazione, attività generali del Consorzio, cosi come al sinergismo di tutte le opere e attività consortili, e non ad una in particolare è dovuto il beneficio del complesso delle attività di bonifica.
Pertanto, si sono dovute elaborare distinte serie di indici: la prima relativa alle opere idrauliche per il riparto delle spese specifiche del settore, comprensive, come già detto, di quelle di funzionamento di carattere generale; la seconda relativa alle opere irrigue per il riparto, nelle aree servite, delle spese specifiche comprensive della quota parte delle spese di funzionamento direttamente imputabili al settore.

5.3.1  Spese da ripartire
Gli oneri a carico dei consorziati, oggetto di riparto del presente piano di classifica, escludono, com'è noto, quelli relativi alla esecuzione delle opere, i quali sono, ormai da tempo, a totale carico dello Stato o di altri Enti pubblici, ove si prescinda dai residui oneri ancora in corso di pagamento che, a suo tempo, furono ripartiti in base a piani riferiti alle singole opere, con accensione di mutui che comunque sono in fase di avanzato ammortamento.
In assenza di tali oneri quelli oggi a carico dei consorziati sono quindi relativi alle seguenti funzioni che attualmente svolge il Consorzio:
-  contribuire in modo determinante, con gli interventi di esercizio e manutenzione delle opere realizzate, ad assicurare condizioni idonee allo sviluppo del territorio al fine precipuo del mantenimento dei vantaggi economici e sociali realizzati con la esecuzione delle opere;
-  assicurare la continuità dell'adempimento dei propri fini istituzionali volti a promuovere con attività di studio, progettazione e assistenza tecnica l'ulteriore sviluppo delle attività di bonifica.
Tenendo conto di queste fondamentali funzioni, gli oneri a carico dei consorziati vanno distinti, a partire dal bilancio di previsione, in due categorie:
1)Spese per le attività di mantenimento delle opere idrauliche e per le attività generali di funzionamento di tutti gli organismi del Consorzio esclusa, come già detto, la quota parte imputabile al settore irriguo;
2)Spese per attività di esercizio e manutenzione delle opere irrigue.

La prima delle sopraddette categorie di oneri, in quanto più chiaramente riguardante il presupposto fondamentale dell'attività di bonifica, che si identifica con la valorizzazione e la successiva difesa del valore del suolo, comprende oltre agli oneri propri di esercizio e manutenzione delle opere idrauliche realizzate, di specifica competenza del Consorzio, anche quelli generali relativi alle cosiddette "spese di funzionamento", distinte, ove occorra, per ciascuno dei due settori prima elencati, che hanno per oggetto:

-  il funzionamento degli organi di amministrazione;
-  l'elaborazione e l'emissione dei ruoli di contribuenza;
-  la tenuta del catasto consortile;
-  gli adempimenti per l'elezione degli organi statutari;
-  il coordinamento delle attività e gli adempimenti amministrativi necessari per il mantenimento in efficienza delle opere idrauliche;
-  la consulenza e l'assistenza per l'espressione di pareri di competenza circa le opere di miglioramento fondiario e le opere di altri enti;
-  la gestione di mutui contratti per la realizzazione delle opere il cui ammortamento è a carico dei consorziati;
-  la riscossione dei contributi consortili;
-  gli aggi esattoriali a carico del Consorzio;
-  l'attività di controllo generale del territorio ai fini della salvaguardia ambientale;
-  lo studio e la programmazione degli ulteriori interventi per integrare le infrastrutture del territorio o per adeguare le opere già realizzate.
Tale categoria di oneri va perciò ripartita fra gli immobili dell'intero comprensorio in ragione del beneficio conseguito.
In tale categoria sono, altresì, compresi gli oneri per il mantenimento in esercizio della residua viabilità principale consortile, dello sviluppo totale di circa Km. 35, in ragione del fatto che la stessa risulta distribuita in tutte le aree del comprensorio e che l'onere relativo andrà esaurendosi a mano a mano che le procedure in corso di trasferimento ad altre Amministrazioni risulteranno definite.
La seconda categoria di oneri, riguardante l'attività di esercizio e manutenzione delle opere irrigue, in quanto riferita, sul piano economico, ad una vera prestazione di servizio per la distribuzione, su concessione, del "bene acqua” in un limitato e definito ambito, comprende gli oneri propri del servizio irriguo: personale addetto, macchinari, energia, fornitura di materiali, attività di coordinamento, adempimenti amministrativi vari, ivi compresa, come già ripetuto, la quota parte delle spese di funzionamento direttamente imputabili.
L'onere totale va quindi ripartito fra gli immobili del comprensorio serviti dagli impianti irrigui in ragione di parametri tecnico-economici che definiscano il livello quanti-qualitativo del servizio prestato.

5.4  Comprensorio di contribuenza - Opere idrauliche
Le opere realizzate e gestite dal Consorzio per assicurare l'attuale assetto idraulico, condizione essenziale per la produttività del comprensorio di bonifica e la salvaguardia degli immobili, sono già state descritte nella prima parte del presente piano di classifica cui si rinvia per ogni dettaglio (cfr. par. 4.4, pag. 42). In questa sede sarà invece suddiviso l'intero comprensorio in sub-comprensori omogenei, valutandone, per ciascuno l'intensità e la tipologia delle opere idrauliche realizzate.
Allo scopo si è ritenuto opportuno confermare, soprattutto per l'area metapontina, la suddivisione geografica e organizzativa adottata dal Consorzio in funzione della disponibilità già esistente di dati aggregati per le zone in questione che, peraltro, già da tempo risultano acquisite come tali negli atti del Consorzio. Infatti, la possibilità di adottare un criterio di imputazione dei costi sulla base dei cosiddetti “centri di costo” per bacino presenta all’attualità notevoli difficoltà per la struttura stessa della rete di canali del Consorzio che manifesta una conformazione tipicamente “a maglie” piuttosto che “a bacino”. Nonostante ciò tale operazione è sicuramente da inserire fra gli obiettivi di lungo periodo del Consorzio.
Per l'area metapontina risultano pertanto individuali seguenti subcomprensori:
1. Nova Siri-Rotondella:comprende l'area fra il limite del comprensorio a Sud ed il fiume Sinni;
2. Policoro-Tursi: comprende l'area fra i fiumi Sinni ed Agri;
3. Scanzano-Montalbano: comprende l'area fra i fiumi Agri e Gavone;
4. S. Basilio-Pisticci: comprende l'are fra i fiumi Gavone e Basente;
5. Metaponto-Bernalda: comprende l'area fra i fiumi Basente e Bradano fino alla località S. Marco nella Valle del Bradano;
6. Valle Bradano-Montescaglioso: comprende tutta la Valle Bradano dalla località S. Marco alla diga di S. Giuliano.
Per l'area Bradanica i subcomprensori individuati coincidono con le aree particolarmente interessate dalle opere idrauliche realizzate:
7. Valle Jesce-Matera: comprende l'area dei bacini idrografici dei torrenti Gravina di Matera e Jesce direttamente interessati dalle opere di sistemazione idraulica;
8. Valle Bradano-Basentello: comprende l'area valliva dei due corsi d'acqua nell'ambito della quale si Sviluppano le sistemazioni realizzate.
In particolare, per quanto riguarda quest'ultima area, sono stati considerati anche i numerosi corsi d'acqua naturali non sistemati attraversanti le fasce golenali per i quali si prevede, con il presente piano, l'assunzione dell'onere di esercizio e manutenzione al fine di assicurare la salvaguardia idraulica del territorio irriguo interessato.
Nell'ambito dei citati sub-comprensori si è poi proceduto a delimitare le aree direttamente interessate dallo opere idrauliche, definendo così puntualmente il territorio oggetto dell'onere del contributo per manutenzione ed esercizio delle opere idrauliche.
Tale territorio, risultato complessivamente di Ha 53.945, è stato a sua volta suddiviso in zone omogenee in funzione della tipologia delle opere idrauliche realizzate (fig. 3).
-  Zona A: opere idrauliche a rete in terreni di pianura e a scolomeccanico
-  Zona B: opere idrauliche a rete in terreni di pianura e a scolo naturale con recapito in collettori sfociantinei fiumi o in mare;
-  Zona C: sistemazioni idrauliche di singoli corsi d'acqua e affluenti attraversanti le fasce golenali dei fiumi Agri e Bradano e del torrente Basentello;
-  Zona D: sistemazioni idrauliche di singoli corsi d'acqua e affluenti dei piani alti metapontini
-  Zona E: sistemazioni idrauliche di corsi d'acqua con caratteristiche collinari.

Infine, tutta l'area restante del comprensorio consortile che, non essendo caratterizzata da una evidente presenza di opere idrauliche, rimane interessata, al pari delle altre zone, dalle opere di viabilità ancora in esercizio da parte del Consorzio, dalle opere di difesa e conservazione del suolo (sistemazioni idraulico-forestali) per le quali il Consorzio presta i servizi tecnici e amministrativi di supporto, dall'attività di controllo generale del territorio ai fini della salvaguardia ambientale, dall'attività di studio, programmazione e progettazione degli interventi per l'ulteriore sviluppo delle opere di bonifica.
L’impostazione metodologica del presente piano di classifica è in grado di consentire, ove in futuro si realizzassero opere e attività a beneficio diretto anche di delimitati territori, l'immediata individuazione di nuovi indici di beneficio e la conseguente contribuzione anche a carico dei detti immobili nelle aree interessate.
Nel sub-coraprensorio di Valle Bradano risulta inclusa l'area, fuori comprensorio, del Comune di Ginosa.
La sopraddetta area risulta connessa in maniera organica alle limitrofe aree del comprensorio consortile: difatti, le infrastrutture, sia idrauliche che irrigue, sono state realizzate prescindendo dai confini amministrativi e sono state, di conseguenza, gestite sempre dal Consorzio.
Pertanto, l'area viene inclusa nella classificazione al solo fine di determinare gli oneri per l'esercizio e la manutenzione delle opere di bonifica in essa ricadenti, mentre l'effettiva imposizione degli oneri stessi non potrà che attuarsi o a seguito dell'inclusione dell'area nel perimetro consortile o attraverso specifici atti amministrativi diversi dai normali ruoli di contribuenza.

5.4.1  Indici tecnici delle opere idrauliche
Per determinare i rapporti di beneficio idraulico tra i vari immobili del comprensorio esprimendoli con appositi indici tecnici ed economici, occorre utilizzare diversi parametri opportunamente composti .
Sotto l'aspetto tecnico, va determinata la diversa entità della dotazione idraulica di ciascuna area omogenea in rapporto sia alla diversa entità del rischio idraulico cui è soggetta, sia al contestuale diverso comportamento idraulico dei suoli (indice idraulico).
L'indice idraulico è il risultato della composizione dell'indice di "rischio" con l'indice di "comportamento" (Fig. 4). L'indice di "rischio" viene determinato componendo due parametri:
-  il primo, indice di "intensità", è ricavato suddividendo il territorio in zone idraulicamente omogenee per quanto attiene la diversa entità e tipologia delle opere realizzate a garanzia della sicurezza idraulica dello stesso;
-  il secondo, indice di "soggiacenza" è commisurato al grado di soggiacenza idraulica dei terreni rispetto ad un evento di piena non contenuto dalla rete dei canali realizzata in ciascuna delle zone omogenee determinate in base al parametro precedente.
L'indice di "comportamento" viene invece determinato tenendo conto del diverso comportamento dei suoli in rapporto alle loro caratteristiche fisico-chimiche. Infatti, sono evidenti le differenze fra terreni sciolti a grossa tessitura e con alta velocità di infiltrazione dell'acqua e terreni argillosi con lenta capacità di infiltrazione, fino a giungere alle superfici impermeabilizzate dei suoli urbanizzati. La valutazione degli indici di comportamento va fatta quindi in rapporto alle caratteristiche dei suoli, ovvero ai relativi coefficienti di deflusso.

5.4.1.1 Indice di intensità delle opere idrauliche
Per ottenere utili indicazioni ai fini della valutazione dell'indice di intensità, si è proceduto preliminarmente a rilevare, nell'ambito di ciascuna zona omogenea, gli sviluppi lineari complessivi delle opere idrauliche soggette all'attività di manutenzione ed esercizio, ricavando i relativi rapporti di densità idraulica (espressi in ml/ha).
Considerato, però, l'alto, numero di tali rapporti, si è proceduto all'interno di ciascuna zona a delle aggregazioni per ridurre il numero di aree omogenee per densità, fissando uno scostamento massimo del ± 10% rispetto al valore medio della zona.
Il risultato di detta operazione ha comportato una riduzione delle aree da 26 a 11.
Si avverte che solo per la zona E si è assunto il valore medio di densità pari a 8 ml/ha anche se gli scostamento, fra le singole aree sono risultati superiori al 10%, in ragione della modesta densità delle opere realizzate che riguardano singoli corsi d'acqua, incidenti sul territorio in modo vario in dipendenza della diversa configurazione dei bacini idrografici.
Tuttavia, il parametro di densità idraulica non è però da solo sufficiente per definire l'indice di intensità finale in quanto altri elementi tecnici contribuiscono alla sua determinazione:
-  l'esercizio degli impianti idrovori nella zona A a scolo meccanico, misurato dal pararnetro Kmh/ha;
-  la periodicità della manutenzione e il relativo costo in rapporto alla densità e alla dimensione dei canali stessi, misurato in €/ml. Data la diversità delle misure di ciascun elemento considerato si è proceduto alla fusione di essi esprimendo i loro valori con una medesima unità di misura, l’Euro, in quanto sia l'esercizio degli impianti idrovori, attraverso il consumo in Kwh/ha, sia la manutenzione della rete scolante, attraverso il costo a ml., sono rappresentabili e quindi commisurabili in €/ha.
Per quanto riguarda l'esercizio degli impianti idrovori nelle aree omogenee A-1 e A-2 a scolo meccanico, si è fatto riferimento al consumo medio di energia di un congrue numero di anni , esprimendolo in €/ha ponendo un costo del Kwh pari a £. 0,774, comprensivo delle spese per il personale addetto e per la manutenzione degli impianti.
Relativamente alla manutenzione della rete scolante si è fatto riferimento ai fini della determinazione del costo a metro lineare e, quindi, ad ettaro, alla tipologia media della rete esistente in ciascuna zona, nonché alla periodicità dell'intervento manutentorio. In particolare si è assunto:

1) Aree omogenee A-1, A-2, B-3, B-4, B-5 Canale medio:
-  Sezionetrasversale del canale: fondo m. 1,20
-  Interrimento: mc/ml. 1,50
-  Periodicità intervento raanutentorio: triennale
-  Costo intervento di manutenzione: €/mc. 4,64
-  Costo annuo di manutenzione per ml: (4,64 €/mc. x 1,50 me/mi.) / 3 = €/ml. 2,32

2) Aree omogenee C-6, C-7, C-8, D-9, D-10 Canale medio:
-  Sezione trasversale canale: fondo m.2,50
-  Interrimento: mc/ml. 2,50
-  Periodicità intervento manutentorio: quadriennale
-  Costo intervento di manutenzione: €/mc. 4,54
-  Costo annuo di manutenzione per ml.: (4,54 €/mc. X 2,50 mc/ml)/4 = €/ml. 2,84

3) Area omogenea E-11 Canale medio:
-  Sezione trasversale canale: fondo m. 4,50
-  Interrimento: mc/ml. 4,50
-  Periodicità intervento manutentorio: quinquennale
-  Costo intervento di manutenzione: €/mc. 4,34
-  Costo annuo di manutenzione per mi.: (4,34 €/mc. x 4,50 mc/ml)/5 = €/ml. 3,9.

I suddetti elementi di costo, rapportati ai parametri di densità della rete scolante, forniscono la serie dei costi di manutenzione ed esercizio per ettaro e per area omogenea.
Per la determinazione dell'indice finale di intensità delle opere idrauliche, occorre, però, correggere tali costi, poiché se la loro incidenza sugli indici fosse proporzionale all'entità degli stessi, verrebbero penalizzate le zone a maggior densità idraulica, mentre in realtà il beneficio economico non è molto diverso da zona a zona e, comunque, non aumenta in misura proporzionale al crescere dei costi di esercizio e manutenzione.
Basterebbe a tal proposito considerare la modesta variabilità dei Redditi Dominicali fra i terreni dell'intero comprensorio a parità di qualità e classe di coltura.
Inoltre, le aree omogenee, secondo la delimitazione ricordata in precedenza non sono autonome sotto l'aspetto strettamente idraulico risultando spesso interconnesse e interdipendenti. Pertanto, i costi per singola area non sono dovuti alle condizioni e alle necessità della stessa, ma risentono, in misura diversa anche delle situazioni delle aree contermini.
In relazione con ciò l'indice di intensità è stato quindi ottenuto adottando, nei riguardi degli indici di costo, percentuali di decremento che vanno dal 50% per il costo più alto (zona A-1, €/ha 69) fino ad annullarsi per il costo più basso (zona E-11,€/ha 15,61).

5.4.1.2 Indice di soggiacenza
Il secondo parametro che entra in gioco per la determinazione dell'indice di rischio idraulico, cui sono soggetti i terreni serviti dalla rete idraulica, è il grado di soggiacenza degli stessi rispetto alle eventuali piene dei recapiti causate dal non perfetto funzionamento della rete di scolo esistente per carenza degli interventi di manutenzione.
Gli eventi di piena rischiosi, assunti a base della progettazione della rete idraulica dell'area Metapontina e delle altre aree del comprensorio, possono ritenersi quelli corrispondenti alle equazioni di pioggia del 1°, 2° e 3° caso critico.
La rete idraulica, nella sua generalità, risulta dimensionata per contenere le portate corrispondenti al 2° e 3° caso critico con la previsione di un franco di piena, ricavato dalla maggior altezza dei cavi, per assicurare il contenimento anche dell'evento massimo di piena.
A parità di criteri progettuali della rete idraulica, l’unica variabile oggettiva che determina una diversità di rischio di inondazione rimane ovviamente il tipo di giacitura dei terreni.
Si sono pertanto individuate le seguenti tre principali classi di terreni:
a) Terreni della pianura litoranea Metapontina e delle fasce golenali dei corsi vallivi dei fiumi, con una pendenza longitudinale dell'ordine del 3 per mille, caratterizzati da una rete di canali con funzioni di scolo e di drenaggio delle acque, in parte a sollevamento meccanico. Per questi terreni il rischio idraulico, in caso di evento di piena, consiste oltre che nell'esondazione delle acque su tutto il territorio, anche nella permanenza di tale stato di inondazione per un tempo superiore alla durata dell'evento di piena in ragione del successivo lento deflusso delle acque verso i vari collettori dovuto alla minima pendenza dei terreni.
b)  Terreni con giacitura pianeggiante e con pendenze longitudinali dell'ordine dall'1 all'1,3% caratterizzati da una rete di canali di scolo che a partire dai principali corsi d'acqua naturali si ramifica a maglia nell'area pianeggiante al fine di regolarizzare lo scolo delle acque e di salvaguardare nel contempo i terreni, generalmente irrigui, dal rischio del dilavamento. Per questi terreni il rischio idraulico, in caso di evento di piena, consiste nell'esondazione delle acque nei terreni sottesi dai canali per il tempo di durata della piena, con un ritorno quindi alla situazione di normalità idraulica appena cessato l'evento di piena.
c) Terreni di tipo collinare i cui corsi d'acqua risultano entro alvei naturali capaci di contenere gli eventi massimi di piena o nella propria sezione di deflusso o con minime espansioni nelle aree contermini.
Sulla base delle predette caratteristiche si è commisurato perciò l'indice di soggiacenza alla durata dello stato di allagamento dei terreni rispetto allo stesso evento di piena assegnando, quindi, i seguenti valori:
a) indice di soggiacenza uguale a 1,15 per i terreni della pianura litoranea e delle fasce golenali di corsi vallivi dei fiumi con pendenze longitudinali dell'ordine del 3 per mille per i quali lo stato di esondazione perdura oltre il tempo di durata dell'evento di piena;
b)  indice di soggiacenza uguale a 1,05 per i terreni pianeggianti con pendenza longitudinale dell'ordine dell'1 - 1,3% per i quali il rischio di esondazione è limitato al tempo di durata dell'evento di piena;
c) indice di soggiacenza uguale a 1,0 per i terreni di tipo collinare per i quali il rischio di esondazione è quasi inesistente in quanto i corsi d'acqua risultano capaci di contenere l'evento di piena.

5.4.1.4 Indice di comportamento
Come premesso nel paragrafo 5.4.1, l'indice di comportamento, quale indicatore delle caratte¬ristiche idrologiche dei suoli, misura il diverso coefficiente di deflusso dei terreni inteso quale rapporto fra il volume d'acqua affluito nella rete dei canali e il volume d'acqua caduto per pioggia nello stesso tempo.
Tale coefficiente di deflusso varia in rapporto alla durata delle piogge, agli indici di evaporazione, alla vegetazione, alla orografia dei terreni (quest'ultima peraltro già considerata nell'indice di soggiacenza), alle caratteristiche fisiche dei terreni.
Assumendo per tutti i detti fattori, tranne l'ultimo, un valore medio costante per l'intero territorio interessato, l'elemento differenziale per la determinazione dell'indice di comportamento dei terreni rimane quello delle caratteristiche fisiche dei terreni, soprattutto per quanto riguarda le costanti idrologiche.
Pertanto, l'indice di comportamento è stato assunto in funzione del coefficiente di deflusso dei terreni, a parità di caratteristiche fisiche e idrologiche degli stessi.
I tipi di terreni interessanti il comprensorio e i relativi coefficienti di deflusso sono stati desunti, i primi, dallo studio "I terreni agrari della provincia di Matera" redatto dai dott.ri Luigi Della Gatta, Giacomo Lopez e Maria Perniola nel 1961, i secondi, dagli studi idrologici relativi ai fiumi Cavone, Basente e Bradano in possesso del Consorzio.
In base a tali studi e tenendo conto degli opportuni adattamenti suggeriti dalle finalità del presente piano, i tipi di terreni del comprensorio e i relativi coefficienti di deflusso possono così indicarsi (i numeri romani contrassegnano le aree omogenee per indice di comportamento):
-  Terreni sabbio-limosi, sabbio-limoargillosi e limosi
Permeabilità medio - alta - (classe I)
Coefficiente di deflusso 0,40

-  Terreni argille-limosi, sabbio-calcarei e limo-calcarei
Permeabilità media (classe III)
Coefficiente di deflusso 0,45
-  Terreni argillosi e argillo-calcarei
Permeabilità bassa (classe II)
Coefficiente di deflusso 0,50

-  Terreni impermeabilizzati: lastrici, strade, aree urbanizzate
Permeabilità quasi nulla - (classe IV)
Coefficiente di deflusso 0,90
Assumendo, per i motivi anzidetti, gli indici di comportamento uguali ai coefficienti di deflusso ora indicati si hanno le seguenti grandi aree omogenee per indice di comportamento dei suoli:

I - Indice di comportamento 0.40 - Terreni dei piani alti metapontini e della pianura litoranea di Nova Siri e in parte di Scanzano e parte delle pianure golenali della Valle Sinni e delle Valli alte del Bradano e del Basentello (Ha 26.332).
II - Indice di comportamento 0,50 - Terreni della pianura litoranea a valle della SS. 106 e delle pianure golenali dei fiumi (Ha 27.613).
III - Indice di comportamento 0,90 - Terreni resi quasi del tutto impermeabili, per effetto di opere costruito, (lastrici, tetti, strade, etc.).

5.4.1.5 Indice idraulico
Dalla composizione dell'indice di rischio con l'indice di comportamento si ottiene l'indice idraulico le cui aree omogenee risultano infine individuate nelle relative citate corografie.

5.4.2  L’indice economico.
L’indice economico relativo agli immobili del comprensorio è stato calcolato per tutte le tipologie presenti nel comprensorio: gli immobili agricoli, gli immobili urbani e le aree edificabili.

5.4.2.1 Indice economico degli immobili agricoli.
L'indice economico deve fornire la diversa entità del valore fondiario di ciascun immobile salvaguardato, sotto l'aspetto idraulico, dall'attività di bonifica.
L'estrema variabilità delle caratteristiche di ciascun immobile rende praticamente impossibile determinare l'indice economico in base a stime dei valori fondiari. Occorre pertanto riferirsi a parametri oggettivi e generali quale base conoscitiva da cui partire per individuare i valori economici dei diversi immobili.
Tali parametri sono costituiti dai redditi dominicali dei terreni agrari stabiliti dal D.M. 07/02/1984 e pubblicati, per la provincia di Matera, sul Supplemento alla G.U. n. 309 del 09.11.1984, mentre per il Comune di Ginosa (Taranto) si è fatto riferimento, per analogia, a quelli del limitrofo comune di Montescagliso.
Un altro criterio fondamentale che si è ritenuto di adottare è stato quello di considerare il suolo come fosse nudo, in quanto l'attività di bonifica ha determinato un beneficio economico e, quindi, un valore fondiario, strettamente rapportato alle attitudini o potenzialità di trasformazione agraria del suolo. Infatti, l'effettiva trasformazione degli immobili è il risultato di una attività economica che ha utilizzato anche l'apporto di altri mezzi estranei e alla bonifica e alla potenzialità dei suoli: in primo luogo le capacità imprenditoriali e gli investimenti privati.
Perciò, considerando il terreno come fosse nudo, si è fatto riferimento a cinque qualità fondamentali di utilizzazione:

- seminativo asciutto" e relative classi a cui vengono equiparate le altre qualità e classi di terreno coltivate in asciutto (seminativo arborato, frutteto, vigneto, uliveto, etc.);
- seminativo irriguo" e relative classi a cui vengono equiparate le altre qualità e classi di terreno coltivato incluse nel perimetro irriguo del catasto consortile (seminativo arborato, orto, agrumeto, frutteto, uliveto, vigneto, etc., perciò anche se le stesse qualità risultassero in catasto ancora in .asciutto;
- pascolo" o relative classi a cui vengono equiparate le qualità pascolo arborato epascolo cespugliato e relative classi;
- incolto produttivo" di classe unica;
- bosco di alto fusto" a cui viene equiparato il bosco ceduo e relative classi.

L'aver considerato la qualità di terreno "bosco", pur non essendo coerente con il criterio generale di considerare il terreno come se fosse nudo, è motivato dal fatto che quasi mai il bosco costituisce una scelta imprenditoriale, come lo è per le altre destinazioni, risultando altresì vincolato o di proprietà pubblica.

Per i Comuni interessati da aree irrigue risultanti dal catasto consortile per i quali non risulta la relativa qualità e reddito dominicale nel D.M. 07.02.1984 vanno assunti i redditi dominicali del seminativo irriguo del Comune limitrofo.
Assunto quindi uguale ad 1 l'indice economico del terreno a più basso reddito dominicale (incolto produttivo con tariffa di R.D. pari a €. 1,03), gli indici economici di ciascuna qualità e classe di terreno si ricavano dal semplice rapporto RD/1,03. L'indice così calcolato varia da 1 (incolto produttivo), a 140,4 per il seminativo irriguo di prima classe con tariffa di R.D. pari a €. 144,61, così come può leggersi nelle seguenti tabelle 18/1-18/5.

5.4.2.2 Indice economico degli immobili extragricoli censiti al N.C.E.U.
Per l'individuazione dell'indice economico degli immobili extragricoli si è seguito un criterio analogo a quello adottato per i terreni agricoli, identificando, attraverso opportuni correttivi l'indice economico con il reddito catastale imponibile. I due redditi catastali (R.I. e R.D.) sono, infatti, economicamente omogenei esprimendo entrambi il reddito ordinario (al lordo delle imposte fondiarie) che il proprietario può trarre dall'immobile come tale, indipendentemente dalla gestione specifica dello stesso. D'altra parte, entrambi i redditi sono stati valutati ad una stessa epoca (1939) e poi successivamente aggiornati dal Catasto, ancorché, con procedure diverse per i due settori.
Ai nostri fini, tuttavia, è necessario procedere attraverso dei correttivi della rendita catastale dei fabbricati per : a) escludere il valore dell'investimento fatto sul suolo; b) isolare l'effetto bonifica da altri fattori di valorizzazione del suolo; c) adottare per tutti gli immobili un'unità di misura unica, cioè il metro quadro.
Per quanto riguarda il primo correttivo va precisato che i redditi catastali sono relativi alla redditività del terreno come tale insieme con quella dei capitali immobiliari in esso investiti, componenti, queste, che sono, come è noto, inscindibili e quindi non individuabili separatamente.
Per consuetudine, nei Piani di classifica la quota relativa al soprassuolo viene considerata pari all’80% del valore complessivo dei fabbricati.
Anche in termini di reddito catastale possiamo assumere la stessa percentuale, essendo accettabile l'ipotesi che, nell'ambito di zone omogenee, sia costante il saggio di capitalizzazione; pertanto, parlare e operare, come qui si farà, in termini di valore fondiario o di reddito è del tutto equivalente.
Per quanto attiene al secondo correttivo, la quota di reddito isolata come in precedenza indicato, risente anche dell'azione di fattori economici esterni non direttamente connessi all'attività di bonifica, quali la localizzazione nel contesto urbano, la presenza di servizi pubblici primari e secondari, etc.
L'incidenza di tali fattori può valutarsi, come larga media, nel 25% del valore prima determinato. Su tale incidenza deve farsi un approfondimento ulteriore, infatti, nei dieci anni intercorsi dall’approvazione del precedente piano di classifica i centri urbani hanno subito notevole espansione ed investimenti urbanistici tali da poter ritenere che possa individuarsi una differenziazione dell’incidenza dei fattori urbani sul complessivo valore degli immobili extragricoli nei diversi centri urbani. Pertanto, si ritiene opportuno distinguere le aree urbane, così come individuate nei piani regolatori, a valle della SS 106 Jonica (Gruppo Urbano1), da quelli a monte di tale arteria stradale. In quest’ultimo gruppo la distinzione viene effettuata fra i centri urbani inseriti in un contesto d’area con presenza di rete di opere idrauliche che, oltre ad interessare direttamente il centro urbano, ne salvaguardano il territorio con difesa a monte (gruppo Urbano2), da quelli per i quali gli interventi di bonifica interessano solo marginalmente il centro abitato senza per questo esplicare una effettiva difesa dalle acque del territorio a monte del centro urbano (gruppo Urbano 3).
Nel primo caso ricadono gli abitati di Metaponto e Nova Siri e qualsiasi altro immobile extragricolo non ricadente negli altri due gruppi, nel secondo caso rientrano le aree urbane di Policoro e Scanzano così come individuate nei rispettivi piani regolatori, al terzo caso appartiene il centro abitato di Marconia, Tinchi e Centro Agricolo;
Ne scaturisce perciò, in via definitiva, che la quota di reddito relativa al suolo nudo da assumere a riferimento per la determinazione dell'indice economico è pari al 15% del reddito unitario degli immobili extragricoli nel primo caso (Gruppo Urbano1), al l0% nel secondo caso (Gruppo Urbano2) ed al 5% nel terzo caso (Gruppo Urbano3).
Infine, per il terzo correttivo, è noto che il Catasto Edilizio Urbano ha assunto diversi parametri di riferimento della consistenza, in relazione alle diverse caratteristiche dei beni oggetto della tassazione, quali il vano catastale(o utile) per gli immobili del gruppo "A", il metro cubo per quelli del gruppo "B" e il metro quadro per quelli del gruppo "C".
Pertanto, per le categorie "A" e “B”, la cui rendita è espressa rispettivamente, in €/vano e €/mc., occorre assumere opportuni correttivi per tradurre la rendita catastale in €/mq.. è stata quindi assunta una superficie convenzionale media di 18 mq. per vano catastale per la categoria "A" e un'altezza media di 3 metri per la categoria "B".
L'indice economico dell'immobile extragricolo sarà quindi ottenuto dalla rendita catastale corretta, riferita al metro quadro di superficie e rapportata alla tariffa catastale minima dei terreni agricoli (€ 1,03, pari a €/mq. 0,000103).
A titolo di esempio si riportano le formule per il calcolo degli indici economici per il gruppo “Urbano 1”. In questo caso l'intera procedura per la ricerca dell'Indice Economico (IE) può risolversi nel modo seguente:

gruppo “Urbano 1”
Categoria "A", o, più semplicemente, IE = RI/vano × 80,9061
Categoria "B", o più semplicemente, IE = RI/mc. × 4368,932
Categoria "C", o, più semplicemente, IE = RI/mq × 1456,3107.

Quanto finora detto vale per gli immobili urbani a destinazione ordinaria (categorie "A", "B" e "C"), mentre per quelli a destinazione speciale del gruppo "D" (opifici, alberghi, teatri, cinema, case di cura, ospedali, banche ed altri) e per quelli a destinazione particolare del gruppo "E" occorre stabilire un criterio che prescinda dalle tariffe catastali, in quanto in tali gruppi viene stimata una rendita ad hoc.

L'alternativa più accettabile, a nostro avviso, è quella di attribuire alle categorie immobiliari di questi due gruppi, delle rendite catastali convenzionali unitarie (anche queste riferite al mq. di superficie) stabilite in relazione a quelle di altre categorie dei gruppi "A", "B", e "C" cui possono essere assimilate.

Per la categoria D/l (Opifici) alla quale possono ragionevolmente assimilarsi le categorie D/7 e D/8 (rispettivamente, fabbricati industriali e commerciali non suscettibili di altre destinazioni senza radicali trasformazioni) si è attribuita una rendita catastale convenzionale di €/mq. 2,58, paragonabile a quella media delle categorie dei gruppi "A", "B" e "C" se si esclude, da un lato, la categoria C/1 "Negozi e botteghe" e, dall'altro, la categoria A/10 "Uffici e studi privati" le cui rendite unitarie sono di gran lunga superiori alla media dei gruppi di appartenenza.
Tuttavia, l'applicazione della rendita catastale convenzionale così stabilita potrebbe risultare sperequata se riferita alla superficie occupata dal fabbricato. Nel riferire l'IE all'intera superficie del lotto occorre, invece, tener conto del rapporto fra la superficie coperta e quella scoperta (o di pertinenza).
Pertanto, valutato che ordinariamente la superficie scoperta, utilmente a disposizione dell'immobile non superi il doppio di quella coperta e attribuita ad essa una rendita catastale convenzionale pari al 30% di quella coperta, risulta una rendita catastale convenzionale ponderata di 1,37 €/mq. riferibile all'intera superficie del lotto.
In definitiva l'indice economico per gli immobili della categoria D/l è pari a 2.000 che risulta da: (1,37 €/mq. x 0,15)/0,000103 €/mq.
Per altre categorie del gruppo "D" (D/2, D/3, D/4, D/5 e D/6) e del gruppo E (E/1) (non essendo state considerate le rimanenti perché pochissimo o per nulla censite nei Comuni del comprensorio), si è proceduto attribuendo un indice economico frutto di stime di larga massima corroborate comunque dal confronto con gli indici economici già calcolati per le categorie dei gruppi "A", "B" e "C" con le quali la categoria in esame fosse in qualche modo assimilabile, procedendo, se del caso, alle opportune maggiorazioni o diminuzioni dell'indice li riferimento.
è ovvio che i risultati di tali stime potranno essere agganciati a dati concreti e oggettivi allorquando saranno gradualmente acquisite al catasto consortile consistenze e imponibili dei singoli immobili dei gruppi "D" ed "E" da assoggettare alla contribuzione.
Inoltre, considerata l'ampia diffusione che assumono nella realtà metapontina i campeggi per tende, roulotte e bungalow è opportuno individuare per essi uno specifico indice economico.
Tali strutture, realizzate sia su aree di proprietà privata sia su aree demaniali date in concessione ai privati, sono composte da una quota di impianti fissi per servizi collettivi, dimensionati sulla baso di una presenza contemporanea di 130-150 persone per ettaro, e da una quota di spazi attrezzati per l'ospitalità temporanea degli utenti (spazi por tendo e roulotte e per il fissaggio di bungalow).
Per la determinazione dell'indice economico ci si è riferiti a quello assunto (2.463) per l'area edificata R-4/a (area a ville in zone turistiche di cui si dirà in seguito) ridotto alla metà (1.232), in considerazione dall'uso turistico delle strutture in questione, limitato a non più di cinque mesi nell'anno, nonché del minore valore edificatorio del suolo rispetto a quello con destinazione a ville.
Infine, si è stimato un indice pari a 450 per le aree impegnate da strade, ferrovie, parchi pubblici, verde attrezzato, giardini comunali, etc.

5.4.2.3  Indice economico delle aree edificabili censite al C.T.
La determinazione degli indici economici delle aree edificabili, scaturisce da un preliminare approfondimento degli strumenti urbanistici in vigore nei Comuni interessati.
Da tale approfondimento, oltre che il modello di classificazione,è prioritariamenteemersa l'opportunità di uniformare per tutti i Comuni interessati gli indici economici in quanto si sono rilevate situazioni di sostanziale omogeneità sia con riguardo agli obiettivi strategici della pianificazione urbanistica, sia con riguardo alle tipologie delle varie destinazioni d'uso dei suoli, sia, infine, con riguardo alle stesse rendite catastali dei fabbricati a destinazione ordinaria.
Il criterio guida per la ricerca degli indici economici delle aree edificabili non si discosta sostanzialmente da quello seguito per gli immobili urbani già realizzati, con l'ovvia differenza che in questo caso ci si riferisce a rendite catastali medie e potenziali.
L'applicazione del criterio presuppone:
a) l'individuazione delle aree omogenee per tipologia di destinazione urbanistica, oltrechè di edificazione consentita secondo le norme dello strumento urbanistico in vigore;
b) la probabile distribuzione percentuale dei gruppi e delle categorie catastali nell'ambito delle aree omogenee, in assenza di dati reali relativi alla effettiva distribuzione delle edificazioni esistenti nelle aree omogenee individuate;
c) l'individuazione degli indici economici medi dei gruppi catastali e/o di singole categorie specifiche diffuse nelle aree omogenee con la probabile distribuzione di cui al punto precedente;
d) la stima di un coefficiente di decremento dell'indice economico calcolato per ogni area omogenea come fosse già interamente edificata (calcolato come in precedenza detto e ponderato secondo la lettera b, testé indicata), al fine di tener conto che per le aree non ancora utilizzate di cui trattasi l'edificazione è solo potenziale e attesa e non già in atto.
Per quanto riguarda il primo punto, le aree urbane sono suddivisibili nelle classiche zone indicate dal DM 1444/68:
-  zona A: centro storico, centro antico, abitato esistente
-  zona B: aree di completamento abitati esistenti
-  zona C: aree di espansione
-  zona D: insediamenti produttivi artigianali e industriali
-  zona E: area agricola
-  zona F: aree per attrezzature ed impianti di interesse generale.

Ai fini della determinazione degli indici economici, le aree urbane sono state a loro volta classificate in:
-  aree per insediamenti residenziali (R)
-  aree per impianti e servizi pubblici (SP)
-  aree per lo svago e la mobilità definibili "non edificate" (AP)
-  aree per insediamenti produttivi (IP)

Le aree per insediamenti residenziali, nelle zone A, B e C, sia di uso privato (abitazioni) sia di uso pubblico (alberghi, villaggi turistici, campeggi) sono state ulteriormente suddivise in 6 sotto aree (R e da R-l a R-5) in relazione alle tipologie edificatorie consentite, nonché all'indice di edificabilità medi previsti dagli strumenti urbanistici dei Comuni interessati.
Relativamente al punto b), va precisato che nella distribuzione percentuale dei gruppi e delle categorie catastali nelle aree residenziali, sono state trascurate le categorie D/2, D/3, D/4, D/5 eD/6per l'esiguità delle superfici che ordinariamente esse impegnano, mentre le categorie A/10 e C/1 sono state espressamente considerate perché la prima, benché presente solo per il 3 -5%, si differenzia notevolmente dalle altre categorie del gruppo di appartenenza per rendita catastale unitaria e, quindi, per indice economico, e, la seconda, perché è la categoria più diffusa nell'ambito del gruppo "C".
Nelle aree a servizi pubblici (SP) e nelle aree per insediamenti produttivi (TP) i gruppi catastali risultano invece bene individuabili perché esclusivi o quasi. Perciò nessuna difficoltà si oppone per la individuazione dell'indice economico.
L'iter fin qui descritto consente di calcolare l'indice economico ponderato, nonché virtuale delle aree edificate per ciascuna area omogenea. E' appena il caso di avvertire che tale indice, in quanto condizionato dall'ipotesi di distribuzione di cui al punto b), potrà essere adeguato una volta che saranno essere acquisiti i dati reali relativi alle edificazioni in aree aventi le medesime caratteristiche.
Per ottenere l'indice economico definitivo di ciascuna area omogenea, occorre però tener conto del diverso indice di edificabilità, essendo ovvio che le aree con indice maggiore traggono benefici maggiori. Pertanto, l'indice economico definitivo del suolo su cui insiste o insisterà l'immobile è stato ottenuto moltiplicando 1'anzidetto indice ponderato e virtuale per un coefficiente ottenuto dividendo l'edificabilità di ciascuna area omogenea (indice di fabbricabilità) per 3 (altezza media in metri dell'edificato) rappresentativo quindi del rapporto fra superficie edificata o edificabile (a cui è riferito l'indice virtuale) e superficie fondiaria (a cui occorre riferire l'indice definitivo).
Infine, in riferimento al punto d) del criterio informatore, è stato applicato un coefficiente riduttore per "scontare" all'attualità il beneficio che è stato calcolatoper il suolo edificato sulla base delle rendite in atto per gli immobili su esso insistenti.
Tale coefficiente è stato stimato nella misura del 30% per le aree residenziali, del 60% per le aree destinate a pubblici servizi (SP e AP) e dell'80% per le aree destinate ad insediamenti produttivi (IP).
La motivazione principale di questa diversa riduzione dell'indice virtuale risiede nella circostanza che, rispetto alle aree residenziali, le aree a destinazione pubblica (SP e AP) sono soggette ad esproprio e presentano tempi più lunghi di realizzazione urbanistica, mentre le aree destinate ad insediamenti produttivi (IP) risultano, in generale, comprensive della quota di superficie destinata agli standards urbanistici e, nel caso che se ne preveda l'attuazione ai sensi dell'art. 27 della legge 865/71, risultano anch'esse soggette ad espropriazione.

5.4.2.4 Indice di beneficio degli immobili agricoli ed extragricoli - Superficie virtuale - Indice unitario di contribuenza.
Individuati, così, gli indici economici per ogni Comune e per ogni qualità e classe degli immobili extragricoli, componendo questi con l'indice idraulico dell'area omogenea in cui ciascun immobile ricade, si ottiene l'indice di beneficio finale di ciascun immobile.
Le corrispondenti aree omogenee o l'elencazione di ciascun indice di beneficio non trovano più un riscontro né grafico né tabellare in quanto la loro individuazione è ininfluente ai fini del piano.
Difatti, una volta classificato il comprensorio per aree omogenee di indice idraulico e calcolato per ogni tipo di immobile il relativo indice economico, i successivi fattori che determinano l'indice di beneficio per ogni immobile verranno desunti dal nuovo catasto consortile che comprenderà sia il catasto terreni, aggiornato per quanto riguarda le superfici irrigue, sia le aree urbane edificabili desunte dagli strumenti urbanistici in vigore nei Comuni interessati, sia il catasto edilizio urbano per gli edifici già realizzati e accatastati.
La superficie virtuale di ogni immobile scaturisce dal prodotto dell'indice di beneficio dello stesso immobile per sua consistenza.
Mentre il rapporto tra il totale della spesa da ripartire (variabile annualmente sulla base della previsione di bilancio) e il totale della superficie virtuale degli immobili agricoli ed extragricoli, determina l'indice unitario di contribuenza.

5.4.2.5 Modalità di calcolo dei contributi
Le seguenti modalità di calcolo vengono indicate a puro titolo riepilogative poiché l'attuale indisponibilità delle consistenze fisiche di tutti gli immobili che, si ribadisce, saranno desumibili soltanto dopo l'impostazione del nuovo catasto consortile, non consente di determinare la superficie virtuale totale e, di conseguenza, non consente di pervenire ad una definizione quantitativa delle tariffe contributive.
Nella parte terza del piano si darà comunque una esemplificazione applicativa della classificazione operata, insieme ad una esemplificazione quantitativa delle stesse tariffe contributive, sopperendo, alla sopraddetta indisponibilità delle consistenze catastali, con dati quantitativi desunti, per quanto attiene gli immobili agricoli, dall'attuale catasto consortile e, per quanto attiene gli immobili extragricoli, da valutazioni sviluppate direttamente sugli elaborati degli strumenti urbanistici dei Comuni. Ciò premesso, le tariffe contributive, con riferimento al riparto delle spese per le attività di esercizio e manutenzione delle opere idrauliche e per le attività generali di funzionamento del Consorzio (par. 4-1), risultano dalla seguente espressione generale:

TARIFFA = INDICE DI BENEFICIO (Indice Idraulico x Indice Economico) x CONSISTENZA CATASTALE x INDICE UNITARIO DI CONTRIBUENZA.

Ove “l’Indice Idraulico” per area omogenea è riportato nella tabella x e nelle Corografie allegate 8/1 e 8/2 per cui non vi è alcuna difficoltà di individuazione.
“L’Indice Economico” si desume invece dalle tabelle xx/1-5, dalle indicazioni contenute nel par. 5.4.2-3-4-5 e dalle tabelle x e x, rispettivamente per gli immobili agricoli, per gli immobili extragricoli censiti al N.C.E.U. e per le aree edificabili.
“L’Indice Unitario di Contribuenza” (€/mq. o €/Ha), come già detto, è dato dal rapporto fra la spesa totale da ripartire e il totale della superficie virtuale.

5.5  OPERE IRRIGUE
Gli impianti irrigui realizzati e gestiti dal Consorzio, descritti nella prima parte del Piano di classifica e di cui si da un compendio riepilogativo per schemi di derivazione e per Comuni, nella tabella 22 seguente, servono complessivamente circa 62.065 ettari.
Nella classificazione, si avverte, sono state incluse anche le aree (Ha 741) gestite dal Consorzio ma attualmente fuori del comprensorio.
Degli impianti in attività deve essere quindi ripartito il costo di esercizio e manutenzione, comprensivo della quota di spese di funzionamento imputabile al settore specifico.
Allo scopo si è ritenuto opportuno confermare l'attuale criterio generale di ripartizione dei costi, che prevede un contributo fisso sull'ettaro servito e un contributo variabile a prenotazione della superficie che si vuole irrigare.
Il criterio è certamente valido, poiché con la quota fissa si ripartisce, fra tutti gli utenti, il costo fisso (costo di manutenzione, quota di spese di funzionamento, altre voci di spese costanti) e trova presupposto nella comune utilità delle opere irrigue e nel mantenimento della loro piena efficienza; per contro, con la quota variabile si ripartisce l'onere che varia in funzione dell'effettivo esercizio irriguo. Se, tuttavia, per la ripartizione della spesa variabile, non si frappongono difficoltà, configurandosi una sorta di tariffazione irrigua, che può essere modulata in funzione di parametri oggettivi (ettaro irrigato, metro cubo consumato, ettaro-coltura), non altrettanto avviene per le spese fisse che, in quanto riferite al mantenimento della complessa e totale attrezzatura legata al territorio (dighe, canali adduttori principali e secondari, etc.), devono ripartirsi, alla stregua dell'ordinaria contribuzione, sulla base di indici relativi al beneficio economico che il terreno trae dalle opere irrigue, in misura certamente diversa a causa della diversa intrinseca "suscettività irrigua", oltre che della diversa intensità delle opere di cui è dotato. Ed è proprio la misura di tale diversa suscettività irrigua e intensità delle opere l'oggetto dei successivi paragrafi.
L'entità della quota fissa (attualmente pari a circa il 50% del costo totale dell'attività di esercizio e manutenzione delle opere irrigue) risulterà annualmente determinata in sede di bilancio di previsione.
Infine, si precisa che è stata del tutto trascurata l'incidenza che potrebbero assumere, nelle diverse aree del comprensorio, le ricordate opere irrigue in programma, seppure in termini di beneficio potenziale. A ciò si è stati indotti in considerazione dell'allungamento dei tempi medi di attesa per il concreto avvio delle opere, dovuto anche alla stasi dei funzionamenti pubblici e all'orientamento, che si sta affermando in ambito CEE, di limitare l'estendimento dell'irrigazione in nuove aree.

5.5.1  Indici per il riparto della quota fissa
Anche per le opere irrigue resta valido il criterio generale adottato per le opere idrauliche.
Per pervenire al riparto degli oneri in modo che questo risulti proporzionale al beneficio, occorre individuare due parametri (Fig. 6): l'uno relativo alla consistenza e alla tipologia delle opere necessarie ad assicurare la dotazione irrigua e, quindi, l'incremento di reddito e/o di valore dei suoli (indice di intensità); l'altro relativo alle caratteristiche agro-pedologiche dei terreni che ne condizionano la suscettività all'irrigazione (indice economico). Con l'indice di intensità, si è tenuto conto, da un lato, delle modalità di consegna dell'acqua (ad espansione o ad aspersione) e, dall'altro della vetustà degli impianti irrigui. Non si è , invece, tenuto conto di altri parametri che pure nei piani vengono spesso adottati, quali la dotazione irrigua per ettaro, il tipo di esercizio, il grado di parzializzazione, la portata unitaria degli idranti, poiché si è riscontrata, nei confronti dei parametri ora detti, una sostanziale omogeneità delle caratteristiche tecniche degli impianti irrigui: dotazione irrigua stabilita in funzione delle caratteristiche pedo-climatiche delle diverse aree; esercizio a domanda dell'utente, ridotto a turnazione solo in occasione di scarse disponibilità idriche; grado di parzializzazione pressoché uniforme (compreso, cioè , fra il 70 e l'80%); densità di idranti e portata unitaria assicurata per unità di superficie in relazione agli ordinamenti produttivi e al frazionamento della proprietà.
L'indice economico, definito in questa sede "indice di attitudine agronomica" è stato invece riferito alla diversa suscettività che i terreni presentano ad incrementare la loro produttività mediante l'irrigazione.
La composizione dei tre indici determinerà l'indice "irriguo" delle varie zone irrigate in base al quale dovrà essere ripartita la quota fissa del costo del servizio irriguo.
L'indice irriguo, in quanto risultante dalla composizione di fattori sia tecnici (l'indice di attrezzatura) che economico-produttivi (l'indice di attitudine agronomica), rappresenta quindi, in effetti, il beneficio finale che ciascun immobile ricava dal servizio irriguo.
Infatti, come precedentemente chiarito, per il servizio irriguo il beneficio non è rapportabile al valore economico del suolo (reddito dominicale), come per le opere idrauliche il cui onere di mantenimento si identifica con la difesa del valore fondiario, ma, piuttosto, alla differenza fra i valori delle suscettività produttive del suolo irrigato.

5.5.1.1 Indice di intesità.
Per quanto riferito al precedente paragrafo, l'indice di attrezzatura risulta dal prodotto dell'indice di modalità di consegna per l'indice di vetustà. Esso misura il livello qualitativo del servizio irriguo offerto all’utenza, soprattutto in termini di capacità degli impianti irrigui ad assicurare la dotazione idrica al terreno servito.

5.5.1.1.1  Indice di modalità di consegna
L'intero comprensorio irriguo si differenzia in un'area servita da canalette o da tubazioni con consegna dell'acqua a pelo libero ed in un'altra area, che costituisce la quasi totalità del comprensorio, servita da reti tubate che consentono l'irrigazione ad aspersione.
Il rapporto di beneficio fra queste due modalità di consegna è stato commisurato al maggior onere che l'imprenditore sopporta, nell'area servita ad espansione superficiale, per consentire l'irrigazione ad aspersione attraverso la messa in pressione dell'acqua con impianti meccanici aziendali.
Difatti ipotizzando una durata dell'irrigazione di 8 ore giornaliere e un volume d'acqua nel mese di maggior consumo di mc. 40 per Ha, corrispondenti ad una portata continua nelle 8 ore di 1,4 l/sec. pari a 5 mc/h, per la messa in pressione di tale volume d'acqua, con una prevalenza manometrica di 60 metri, occorre l'impiego di una pompa da 5 CV il cui costo di esercizio risulta:
-  ore di funzionamento stagionale: 4-000/Ha : 5mc/h = h 800;
-  consumo gasolio: Kg. 0,18 x CV/ora = Kg. 0,9/ora x £. 546 = £. 491 per ogni ora di funzionamento;
-  consumo stagionale: ore n. 800 x € 0,25 = € 202,86;
-  costi di ammortamento e assicurazione pompa: costo totale € 1.033,00: funzionamento anni 8 = € 129,11;
-  costo totale dell'onere di messa in pressione dell'acqua: € (202,86 + 129,11) = € 331,97.
Considerando un complessivo reddito netto dell'ettaro irrigato di € 1.704,30 circa, così come calcolato per l'areale della fascia Jonica relativamente alla determinazione dell'indice agronomico di cui al successivo punto 5.5.1.2, rappresentativo dell'attuale ottimale utilizzazione produttiva dell'irrigazione, ne scaturisce che l'incidenza per il sollevamento aziendale dell'acqua è pari al 20% circa di tale reddito netto.
Pertanto, assunto uguale a 1 l'indice delle aree servite ad aspersione, quello delle aree servite ad espansione risulta pari a 0,80.
5.5.1.1.2  Indice di vetustà
Questo indice è stato commisurato al grado di efficienza della rete e cioè alla capacità della stessa di assicurare la dotazione idrica al territorio. Efficienza che è in rapporto con l'epoca di costruzione della rete e delle relative opere di adduzione e comprende naturalmente anche la diversità delle tecnologie migliorative adottate nel tempo.
Pertanto, tenendo conto che gli impianti irrigui consortili sono stati realizzati negli ultimi 35 anni, si è proceduto raggruppandoli in tre classi e attribuendo l'indice di vetustà decrescente in relazione al periodo di costruzione così come segue:
1)  Impianti realizzati dopo il 1987, indice 1,000
2) “ “ fra il 1967 e il 1987 " 0,950
3)        “ “ prima del 1907, indice 0,850
La misura del grado di efficienza e il relativo indice di vetustà sono scaturiti dall'esame degli interventi manutentori e dagli adeguamenti operati sulle reti irrigue negli ultimi anni. 5.5.1.2 Indice di "attitudine agronomica" dei terreni.
L'indice di "attitudine agronomica", come già ricordato, pone in evidenza la diversa suscettività che hanno i terreni agricoli a beneficiare delle opere consortili.
Tale suscettività è funzione, per un aspetto (che è il più importante e il più intuitivo), delle caratteristiche pedoclimatiche e, per un altro aspetto, del tipo di opera di bonifica; nel nostro caso trattasi di impianti irrigui che possono avere effetti sensibilmente diversi al mutare del terreno sottoposto ad irrigazione.
La metodologia seguita dal presente piano per la individuazione dell'indice in argomento, ha riguardato innanzi tutto, la delimitazione del comprensorio irriguo in aree agronomiche omogenee su base pedo-climatica e, quindi, la valutazione per ciascuna di esse del reddito netto dell'ettaro - tipo irriguo.
Vero è che la suscettività all'irrigazione viene misurata, come è ovvio, dall'incremento di reddito netto del terreno irriguo rispetto a quello che era il reddito del terreno in asciutto. Nel nostro caso, tuttavia, è stato considerato inutile appesantire le analisi da condurre per determinare il reddito netto in regime asciutto, poiché, pur sussistendo le diversità pedo-climatiche tra aree agronomiche, ben minori se non addirittura nulle, sarebbero risultate le differenze di produttività.
Infatti, le caratteristiche pedo-climatiche dell'intero comprensorio oggi irriguo (ove si eccettuino alcune aree più interne che, comunque, non superano un quarto del totale) e, soprattutto, gli ordinamenti produttivi in asciutto, molto più uniformi e fondati, pressoché in toto, sulla cerealicoltura, sono tali da giustificare l'assunzione di un reddito in asciutto grosso modo livellato per l'intera area in esame.
Pertanto, l'indice economico (qui chiamato di "attitudine agronomica") è stato calcolato, per semplicità, proporzionale all'entità del reddito netto in irriguo per ciascuna delle aree omogenee che sono state delimitate. 5.5.1.2.1  Delimitazione delle aree agronomiche omogenee su base pedo-climatica.
Sono state individuate all'interno del comprensorio irriguo sei aree agronomiche omogenee in funzione delle caratteristiche climatiche (soprattutto temperatura media del mese più freddo e deficit idrico potenziale massimo) e delle caratteristiche pedologiche, con particolare riferimento agli indici assunti dalle costanti idrologiche (acqua disponibile massima, velocità di infiltrazione, ecc.).
Allo scopo, utili indicazioni sono state desunte dagli studi pedologici e climatici in possesso del Consorzio che di volta in volta hanno accompagnato i progetti di trasformazione irrigua, avvalorati dalla concreta esperienza dei tecnici del Consorzio.

1 - Fascia Jonica
Comprende tutto il territorio litoraneo metapontino fra la SS. 100 ed il mare, le aree dell'ex bosco e di Madonnella nel Comune di Policoro e la propaggine dell'area di acque basse a monte della SS. 100 in agro di Bernalda.
L'areale si caratterizza per la sostanziale omogeneità pedologica, rappresentata da terreni del quaternario recente costituiti in prevalenza da depositi alluvionali su cui prevalgono formazioni argillose, sabbio-limo-argillose e limose. I terreni si presentano quasi privi di scheletro e per le caratteristiche dei costituenti immediati si possono definire mediamente compatti. Inoltre, in relazione al contenuto di argilla questi terreni presentano notevole potere di trattenuta all'acqua.
Le precipitazioni annue si attestano intorno ai 500 mm. concentrate per circa il 75-80% nel periodo Ottobre-Aprile. La temperatura media annua si attesta sui 15-16 C°, quella media mensile va da un minimo di 8 a un massimo di 25 C°.
Tra gli altri fattori climatici si ricorda la ventosità la cui velocità media è di 7,5 Km/ora, raggiungendo, per periodi brevi intorno ad un'ora, punte massime di 40 Km/ora. La ventosità influenza le basse temperature d'inverno (venti di tramontana), apporta umidità in primavera (scirocco), aggrava la siccità nei mesi caldi (favonio).
In conclusione, l'areale con l'ausilio dell'irrigazione, presenta suscettività notevoli per produzioni sia erbacee che arboree.

2 - Piani Alti Metapontini
Comprende il territorio metapontino degli altopiani e dei terrazzi quaternari che si sviluppa a monte della SS. 106.
Le caratteristiche climatiche sono quelle descritte per la fascia Jonica, mentre dal punto di vista pedologico l'areale presenta caratteristiche di più accentuata omogeneità. Infatti, i suoli, nella generalità poggianti su conglomerati, puddinghe e sabbioni rossastri del quaternario, sono sabbiosi e sabbio-limosi o sabbio-limo-argillosi classificabili quindi come "sciolti", o di "medio impasto".
La combinazione pedologico-climatica favorisce in questi terreni tutte le colture e, in particolare, le primizie e le tardive.

3 - Valli Agri e Sinni
L'areale comprende le pianure alluvionali delle valli dell'Agri e del Sinni che si sviluppano internandosi a monte della fascia metapontina fino ai limiti del comprensorio consortile.
Quest'area pur conservando le generali caratteristiche pedologiche e climatiche descritte nell'areale della fascia Jonica, se ne differenzia per gli aspetti microclimatici, che possono essere indicati nella minore ventosità, soprattutto dal versante marino che favorisce una maggiore insolazione, e nella maggiore frequenza di gelate tardive che non consentono la coltivazione di varietà precoci.
Le caratteristiche dei terreni presentano una grande variabilità in dipendenza dei materiali originari ivi trasportati e depositati. Sono così presenti terreni sabbiosi, sabbio-limosi e sabbio-limo-argillosi soprattutto nella valle del Sinni, mentre prevalgono i terreni argillosi,
limo-argillosi, sabbio-calcarei e limo-calcarei nella valle dell'Agri. I terreni quindi sono variamente classificabili da sciolti a mediamente compatti.
Lungo lesuddette valli, nelle aree di Caramola, dei Giardini di Tursi e dei Giardini di Montalbano ha sede la più antica tradizione di pratica irrigua del territorio metapontino.
La coltivazione tradizionale dell'area è l'agrumicoltura. 4 - Valle Bradano
Comprende il territorio irriguo che si estende lungo la valle del Bradano dalla diga di S. Giuliano fino alla località S. Marco dove il territorio si amplia inserendosi nel vasto contesto ambientale della fascia Jonica.
La caratteristica fondamentale che ha giustificato l'individuazione di questo areale è costituita da condizioni microclimatiche particolari, quali la più alta frequenza di gelate tardive che sconsigliano l'adozione di colture precoci e di quelle arboree, in particolare gli agrumi. 5 - Valli Basento - Cavone
L'areale comprende le fasce golenali dei due fiumi, dal loro distacco dalla fascia metapontina fino al limite dei territori irrigui gestiti dal Consorzio che si inoltrano ben oltre il limite dei comprensorio, in val Basento fino a Calciano e nella valle del Cavone fino a toccare l'agro di S. Mauro Forte.
I terreni, su depositi alluvionali, sono costituiti essenzialmente da formazioni argillose e argille-limose.
Lo sviluppo della pratica irrigua in questo areale è piuttosto recente ed è evidenziato dalla scarsa presenza di colture arboree irrigue, nonché dalla modesta introduzione anche di colture erbacee irrigue. 6 - Basentello
L'omogeneità dell'areale è essenzialmente riferibile alla sua posizione geografica "interna" rispetto alle altre aree e all'unicità dello schema irriguo cui fa capo, imperniato sull'invaso di Serra del Corvo sul torrente omonimo.
Più che per le caratteristiche pedologiche dei terreni, che si possono definire buone per l'elevata profondità e la buona fertilità, l'areale si connota per le condizioni climatiche tendenzialmente di tipo continentale rispetto a quelle della pianura metapontina.
Tale caratteristica dell’area fa ritenere che lo sviluppo ulteriore dell'irrigazione interesserà, soprattutto, la frutticoltura e l'orticoltura da industria.
Lo sviluppo irriguo dell'area, tuttavia, oltre che a ipotesi colturali e di organizzazione del relativo mercato, è strettamente condizionato dalla quantità di risorsa idrica disponibile nell'unico invaso di Serra del Corvo, risultata alquanto scarsa nel decennio trascorso.


5.5.1.2.2  Individuazione dell'ettaro-tipo per zona agronomica omogenea.
La fase successiva alla delimitazione delle aree agronomiche omogenee ha riguardato la definizione della composizione media dell'ettaro-tipo irrigabile prevedendo oltre alle colture irrigue anche le colture asciutte. Pertanto, sono state valutate in concreto le superfici di ciascuna coltura così come effettivamente riscontrabili nei diversi areali con riferimento alle scelte imprenditoriali medie.
Tali superfici, per coltura e per area agronomica omogenea, si desumono dalle successive tabelle da 24/1 a 24/6 con riferimento alla stagione irrigua 1992, rilevandole dai dati di prenotazione delle superfici irrigue desunti presso i Centri Operativi.


5.5.1.2.3  Valutazione del reddito netto per area agronomica omogenea.
La scelta del tipo di reddito cui riferirsi per quantificare i vantaggi rivenienti dalle opere irrigue per coloro che saranno soggetti alla contribuenza, ha posto un primo, non facile problema.
Semplicisticamente ci si poteva riferire, come è stato fatto per molti altri piani di classifica, al reddito del proprietario come tale, cioè al solo reddito fondiario. Si è però rinunciato per questioni metodologiche e di merito.
Le prime sono da collegarsi ad una considerazione di fondo: il reddito fondiario, che, com'è noto, si determina per differenza fra il valore del prodotto lordo e quello delle spese di produzione (meno il prezzo d'uso del fondo, ovviamente), oggi, molto più che in passato, è fortemente condizionato dall'impiego degli altri fattori della produzione che non dalla produttività del fattore terra. Infatti, molto più che in passato, il peso relativo del costo dei fattori capitale e lavoro è oggi enormemente cresciuto rispetto a quello del fattore terra che fino a pochi decenni or sono costituiva il fattore predominante della produzione agricola. Ciò significa che i piccoli errori di stima che si compissero (né è possibile evitarli) nella determinazione dei costi relativi ai capitali ed alla mano d'opera, comporterebbero errori ben maggiori nei riguardi del reddito-fondiario, che, come detto, è un valore differenziale. Se a ciò si aggiungono le accresciute difficoltà odierne, rispetto al passato, di configurare quello che dovrebbe essere l'impiego "ordinario" dei fattori produttivi (a seguito dell'ampia gamma di scelte che le moderne tecnologie offrono agli imprenditori agricoli), ben si comprende quale estrema variabilità (a parità dei caratteri del fondo) può presentare oggi il reddito fondiario in funzione dell'entità e della variabilità degli altri fattori.
Le questioni di merito, invece, riguardano la capacità che ha il reddito fondiario ad essere un congruo indice di misura dei benefici derivanti dalle opere irrigue, quando tutti sanno che, ove si escluda l'affitto, peraltro non molto diffuso nell'intero Comprensorio, il proprietario trae vantaggi non solo per l'incremento del suo reddito fondiario, ma anche per quello relativo all'uso degli altri fattori che, a seconda del tipo di impresa, egli stesso conferisce alla produzione.
É sembrato quindi più opportuno riferirsi al reddito netto di impresa più che al semplice reddito fondiario (che attiene, come si sa, alla figura, del tutto astratta, dell'imprenditore che conferisca solo il fondo). Ma ciò ha fatto sorgere un altro problema: la scelta di un tipo di impresa unico, al fine di non far dipendere gli indici di beneficio (e quindi l'entità dei nuovi contributi) dalla diversità d'impresa (coltivatrice, capitalistica, parziaria, ecc.) effettivamente praticata. Un ulteriore problema è stato posto dalla nota diversità delle forme di meccanizzazione (con macchine proprie e/o con macchine a noleggio).
In relazione con quanto precede, le soluzioni adottate sono state quindi le seguenti: per quanto riguarda il primo problema, si è fatto riferimento ad un convenzionale reddito netto ritraibile da un imprenditore proprietario e direttore che ricorra a mano d'opera esterna per un ammontare dei salari pari alla media che risulta per la stessa coltura, fra quelli realmente pagati dall'imprenditore coltivatore e quelli pagati dal capitalista. Il secondo problema, invece, è stato risolto facendo riferimento, per qualsiasi coltura, al costo di noleggio, comprendendovi quindi il costo della mano d'opera relativa alle operazioni meccanizzate.
Detto del tipo di reddito in base al quale sono stati misurati i benefici, va ora detto che le analisi effettuate hanno riguardato l'ettaro-tipo definito in precedenza con differenti combinazioni colturali per ciascuna delle aree che sono state individuate e con differenti redditi netti per la stessa coltura al variare dell'area. 5.5.2    Modalità di calcolo dei contributi
Anche per le opere irrigue sarà possibile pervenire alla definizione quantitativa delle tariffe contributive soltanto dopo l'impostazione del nuovo catasto consortile.
Nella parte terza del piano si darà comunque, anche per questa spesa, una esemplificazione applicativa della classificazione operata, insieme all'indicazione delle stesse tariffe contributive, utilizzando i dati dell'attuale catasto irriguo consortile.
Ciò premesso, le tariffe contributive, con riferimento al riparto della quota fissa della spesa per esercizio e manutenzione delle opere irrigue, risultano dalla seguente espressione generale:


TARIFFA = INDICE IRRIGUO x CONSISTENZA CATASTALE (Superficie fondiaria servita) x INDICE UNITARIO DI CONTRIBUENZA

Ove “l'indice irriguo” per area omogenea è riportato nella tabella 25 e nella Corografia All. 9 per cui non vi è alcuna difficoltà di individuazione.
La consistenza catastale è rappresentata dalla superficie fondiaria servita dall'attrezzatura irrigua e sarà desumibile dal catasto consortile.
L'indice unitario di contribuenza (€ per mq. o per ha di superficie) è dato dal rapporto tra la spesa totale da ripartire e il totale della superficie virtuale ottenuta, quest'ultima, dalla sommatoria dei prodotti delle superfici delle singole aree servite dall'attrezzatura irrigua per il rispettivo indice irriguo.


5.5.3    Ripartizione della quota variabile
II contributo dovuto per i costi variabili, in quanto relativo a fattori esterni al beneficio potenziale determinato dall'esistenza dell'impianto irriguo, quali la volontà produttiva dell'imprenditore e la disponibilità effettiva della risorsa idrica, non può che essere ripartito in misura uguale per ogni ettaro prenotato per l'irrigazione, o per ogni metro cubo di acqua consumato.
Nella quota variabile rientra il costo di esercizio per il sollevamento delle acque che è da ripartirsi fra tutti gli utenti utilizzatori, siano essi serviti da acqua a gravita naturale o da acque sollevate a motivo di un elementare principio di equità. Infatti, l'obiettivo progettuale degli schemi irrigui realizzati è stato quello di rendere possibile la pratica irrigua in tutto il territorio suscettivo e dominabile e la diversità fra aree dominate a gravità naturale e aree dominate con acque sollevate, è dovuta soltanto ad una conseguenza tecnica dell'impostazione progettuale degli impianti a monte (diga, traversa e relative opere di adduzione).
La stessa valutazione economica del progetto ha riguardato, da una parte, i costi e, dall'altra parte, i risultati produttivi conseguibili sull'intero comprensorio irrigato assunto quindi nella sua unitarietà e omogeneità.
Perciò risulta assolutamente equo il principio di assicurare a tutto il comprensorio irriguo pari condizioni di opportunità produttive con conseguente pari onere per la consegna dell'acqua domandata.

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Ultimo aggiornamento:
21-Feb-2020 12:52